Un calzolaio vedendo Sant’Ilario attraversare Parma scalzo durante una giornata di neve, impietosito, gli regalò un paio di scarpe. Il giorno dopo l’uomo ne trovò un paio d’oro, di fronte al suo negozio. Da questa leggenda, nacque la tradizione di realizzare il giorno della festa del Santo (patrono della città emiliana) dei dolcetti a forma di scarpe. Una tradizione che è rispettata ogni anno il 13 gennaio, giorno in cui si festeggia Sant’Ilario di Poitiers, nella chiesa a lui dedicata di via Cologno Monzese, una traversa di via Casal del Marmo, nel quartiere Palmarola, in Municipio XIX. Don Nicola Colangelo, da quattro anni alla guida della parrocchia, vorrebbe coinvolgere l'intera comunità e le attività commerciali locali nella realizzazione di questi dolci. «Spero che il prossimo anno quest’idea possa diventare realtà, anche come crescita lavorativa del quartiere». La chiesa di Sant’Ilario di Poitiers ha una particolarità: si trova all’interno di un garage. È stata realizzata, circa vent’anni fa, in un piccolo palazzo a due piani, per soddisfare la volontà dei residenti di avere un luogo di culto. Ma anche se don Nicola sogna una vera e propria chiesa non lontano da quella attuale, in questi anni ha cercato di abbellire la sua parrocchia. «Questa è una chiesa che ha una grande connotazione simbolica - spiega il parroco, 53enne nato in provincia di Matera, mentre mostra gli affreschi che caratterizzano Sant’Ilario di Poitiers - Il simbolismo cristiano ha un significato profondo e porta alla riflessione, a una ricerca esteriore e interiore». Tra le immagini spiccano quella della Creazione, la Trasfigurazione, la Santissima Trinità. Ma c’è anche un’area tutta fatta in mosaico realizzata dall'artista Cesare Vitali ancora in via di realizzazione che dovrebbe essere ultimata nel giro di sei mesi. «Qui si vede un pellicano che si becca sul petto e dà il suo sangue ai propri piccoli. È la donazione di se stessi, vuol dire mettere l’umanità a servizio degli altri -spiega il parroco - Ci sono tre archi che vogliono dire fede, speranza e carità. Poi devono essere ultimati la creazione di Dio, il mappamondo e San Pietro dal quale si affaccia il Papa». Don Nicola Sarebbe onorato se «il Pontefice venisse a benedire la nostra parrocchia quando sarà finito tutto, vista la sua vicinanza alle periferie». Per don Nicola «la tecnologia può essere a servizio della catechesi». Ecco perché ha voluto realizzare nelle sale della parrocchia delle aree per fare corsi di computer. «Un giorno spero di avere in dotazione anche i tablet per insegnare catechismo ai ragazzi». Il parroco è molto attivo sui social, come Facebook e Twitter, dove si posso trovare le omelie e i pensieri del giorno. Ma la voglia di coinvolgere tutta la comunità la si trova anche in giro per il quartiere, dove don Nicola ha fatto mettere una serie di bacheche dove vengono affiggere non solo gli orari della messa, ma anche le riflessioni, come le ultime sul valore di una famiglia unita e sul l'importanza di «camminare insieme». A Palmarola risiedono circa 6mila abitanti. Circa un migliaio frequenta la chiesa, un punto di ritrovo per i giovani e gli adulti che nel quartiere non hanno neppure una piazza. Dai balconi di molte case vicino alla parrocchia si possono notare tre bandiere, quella del Vaticano, la bandiera italiana e quella mariana. Per don Nicola «è importante che la comunità si senta coinvolta. Una delle tre statue sulla discesa della parrocchia, quella di San Gabriele, ci è stata regalata da un fedele, Gabriele Marini». La carità, infine, per il parroco «non è solo un sostegno materiale con la distribuzione di beni alle famiglie bisognose, ma anche una crescita spirituale».
Un dolce con la «scarpa» del santo
Don Nicola vuole rilanciare la produzione del tradizionale biscotto
