Illustre primo cittadino della Capitale, non si può non condividere la sua indignazione sul degrado che affligge la città con la spazzatura che deborda dai cassonnetti, invade le strade e diventa cibo per maiali pascolanti liberamente nella periferia di quella che fu Urbe aeterna. Ma mi permetta di fare alcune osservazioni frutto dell’esperienza di chi, cronista per lunghi anni, è abituato a soffermarsi sui dettagli e ricercare cause e responsabilità al di là delle partigianerie e di un superficiale giudizio. Prima di tutto, dobbiamo avere il coraggio di sgombrare il campo a un facile giustificazionismo: Roma è sporca perché viene sporcata, come ebbe a dire vent’anni fa un sindaco che trasversalmente è ritenuto essere stato uno dei migliori della Capitale, Luigi Petroselli. Ed è sporcata dai romani, dimentichi di essere cives, dai turisti tanto coccolati ma quando trascorrono le vacanze nella Capitale d’Italia si sentono in dovere di lasciare i loro rifiuti ovunque. E sì è anche poco pulita, spazzata dall’Ama per una cronica incapacità dell’Azienda, ma questo prescinde dal colore politico del Cda. Un’azienda che non riesce a ottimizzare le risorse e impegnare al meglio gli operatori. Un male antico peggiorato da una campagna per la differenziata che da almeno da tre consiliature capitoline, non ha fatto che creare confusione. Le prove dei fatti sono davanti agli occhi di tutti e anche suoi, sindaco Marino. Basta soffermasi sui cartelli applicati sui cassonetti. Di strada in strada, anche limitrofe, il caos delle infomazioni è totale. Su alcuni cassonetti "blu" si spiega che servono per raccogliere "plastica, vetro e metallo". Due metri più in là, campane verdi per la sola raccolta del vetro. Ma non basta. Anche sui cassonetti per l’umido le spiegazioni su cosa si intenda per "umido" o "organico", parole difficili da decifrare. In alcune si possono gettare fiori e piante e carta per alimenti. In altri questo è vietato. E così unica certezza sono i cassonetti bianchi per la raccolta di carta e cartoni. Ma ahimé troppo spesso dati alle fiamme, forse proprio per cancellare quell’unica certezza. Questo favorisce l’ignoranza e la superficiale attenzione al degrado dei cittadini che nel dubbio lasciano i sacchetti, nell’incertezza, con i propri rifiuti fuori dai cassonetti anche se questi sono vuoti. Così di giorno in giorni questi sacchi variopinti e maleodoranti si ammucchiano e diventano colline e montagne. Nel secolo scorso, la differenziata era realizzata con efficacia grazie all’iniziativa popolare e al bisogno di un Paese che usciva dalla miseria. Le bottiglie di vetro venivano riconsegnate ai negozianti che restituivano le 5 Lire del "vuoto". La carta veniva raccolta dai "cartonari" che guadagnavano abbastanza da mantenere una famiglia e che giravano nelle case e nei negozi a raccogliere giornali e cartoni da imballaggio. Oggi nel XXI secolo siamo immersi dai rifiuti. Eppure in Europa hanno trovato sistemi rapidi ed economici per raccogliere vetro e plastica direttamente nei supermercati con risparmio anche da parte dei cittadini sul costo dell’acquisto delle bevande. Piccole osservazioni che spero voglia tenere in considerazione, magari dopo una passeggiata a guardare la prosa che ispirano i cassonetti della spazzatura.
Nel passato la soluzione alla «monnezza»
Illustre primo cittadino della Capitale, non si può non condividere la sua indignazione sul degrado che affligge la città con la spazzatura che deborda dai cassonnetti, invade le strade e diventa...