Giornata di "fotocopie" in Campidoglio, dove i consiglieri comunali sono impegnati nella maratona per l’approvazione del bilancio 2013 che sforerà i tempi di legge in scadenza oggi. Un risultato importante per l’opposizione e, forse ancora di più, per la maggioranza che ha comunque mandato un segnale forte nei confronti della giunta su chi poi, alla fine, ha l’ultima parola in fatto di attività politica e amministrativa della Capitale. Nel caos bilancio però deve essere sfuggita qualcosa ai pure attenti consiglieri delle opposizioni. Il regolamento delle tariffe dei servizi comunali è stato infatti cambiato per quanto riguarda la Tares, ovvero i rifiuti. La tariffa per lo smaltimento di fatto non aumenterà. Ci sarà tuttavia un «conguaglio» da qualche centesimo fino a un massimo di dieci euro a carico dei cittadini. Conguaglio per cosa? Per il quoziente familiare che di fatto diventa un’agevolazione per le fasce deboli pagata direttamente dai cittadini. Meglio essere chiari. Il quoziente familiare è stato introdotto nel bilancio 2012 dalla giunta Alemanno con una collaborazione, quasi senza precedenti, con l’opposizione. Si tratta di un coefficiente che consente di avere agevolazioni sui tributi locali grazie a criteri aggiuntivi rispetto al reddito, come ad esempio il numero dei figli o anziani a carico. Un sospiro di sollievo per 90mila famiglie che l’anno scorso sono state appunto esentate dal pagamento della Tares. Una linea sociale che costa circa 15-20 milioni di euro. È questo il fantomatico «buco» Ama da ripianare con il conguaglio di fine anno che arriverà a casa dei romani non esentati. In altre parole il Campidoglio attua un "pagamento diretto" delle esenzioni concesse ai cittadini più deboli a carico dei cittadini più "fortunati". Una linea politica nuova che rischia tuttavia, in caso di ricorso, di annullare il quoziente familiare. Viene poi da chiedersi per quale motivo le casse capitoline non debbano più sostenere direttamente le agevolazioni per le fasce deboli della cittadinanza. Decidere esenzioni o agevolazioni da far pagare poi direttamente ai romani non esentati e non agevolati può avere effetti sociali imprevisti. Sarà forse questo il primo nodo che il Cda Ama dovrà affrontare. Ma quale Cda? Tutto tace. L’assemblea dei soci indetta ieri per sostituire il consiglio di amministrazione, che ricordiamo essere dimissionario, è andata deserta. La prossima è indetta per il 3 dicembre. Vale a dire nel bel mezzo della stretta finale sul bilancio. Ieri il sindaco Marino è andato ad assistere i lavori d’Aula, il destino ha voluto che entrasse proprio durante l’intervento dell’onorevole Rossin, quello della gomitata simulata. La serata si è conclusa con il voto proprio della delibera propedeutica al bilancio sul nuovo regolamento della Tares e nel quale si prevede di "spalmare" le esenzioni ed agevolazioni sulle bollette. In Aula Alfio Marchini e il capogruppo della lista che porta il suo nome, Alessandro Onorato, hanno indossato una t-shirt con il famoso «cuore» simbolo della lista e la scritta «Basta farci del male» che accompagna oggi la raccolta firme a sostengo delle 13 delibere presentate in Campidoglio. Di tutta l’opposizione è proprio quella di Marchini che preoccupa di più i vertici capitoli. L’impreditore infatti sarebbe davvero l’unico a trarre un reale beneficio politico dall’eventuale caduta di Marino. I lavori intanto proseguono oggi, poi la pausa domenicale nell’attesa di un inizio settimana decisivo per le sorti di casse e politica.
Il Comune «scarica» il quoziente familiare sulle tasche dei romani
Il conguaglio sui rifiuti serve per coprire le esenzioni e agevolazioni di 90mila famiglie