Una giornata convulsa quella in Campidoglio, nel bel mezzo della tempesta "perfetta" del bilancio 2013. Politica da una parte e "tecnica" dall’altra. A "svegliarsi" è il centrosinistra che da una parte riesce ad annullare 500 ordini del giorno delle opposizioni sulla prima delibera propedeutica al bilancio, sulle cinque in votazione, dall’altra lancia ancora messaggi dall’alto, nel tentativo di mostrare una compattezza politica intorno al sindaco Marino. Dopo i segretari del Pd di Roma e Lazio, qualche parlamentare, ieri è stata la volta dei presidenti dei Municipi, tutti di centrosinistra, calati in Campidoglio e del ministro Delrio che in una nota esprime preoccupazione. «A poche ore dalla scadenza dei termini confido che, nel rispetto della dialettica tra le parti, il Consiglio comunale di Roma superi le logiche dell’ostruzionismo e vada all’approvazione dell’atto più importante per la vita della città in questo anno amministrativo - scrive il ministro - spero che si dia il via libera alle azioni di governo del sindaco Ignazio Marino sia per i cittadini romani, la maggioranza dei quali gli ha dato fiducia, sia per i cittadini italiani». Il ministro poi è stato "richiamato all’ordine" per l’ingerenza dai parlamentari del nuovo centrodestra Augello e Sammarco. A dare manforte anche il presidente della Regione Nicola Zingaretti, che ieri è andato di persona in Campidoglio per un incontro di circa 20 minuti con il primo cittadino. Una presenza "utile" soprattutto alla maggioranza, un chiaro segnale dopo la "soffiata" all’opposizione sull’ordine del giorno killer che avrebbe di fatto quasi azzerato le migliaia di emendamenti e ordini del giorno presentati. Probabile il sindaco abbia voluto rassicurazioni dal governatore anche sui cento milioni al trasporto pubblico che dovrebbero arrivare proprio dalla Pisana ma sui quali pende la spada di Damocle del ministero per il via libera definitivo. Nel primo pomeriggio il segretario Pd Roma Lionello Cosentino è tornato dal sindaco. Un primo cittadino che ieri ha attaccato: «Basta giochi di potere sul bilancio. Lo hanno chiesto oggi anche i presidenti dei Municipi». Il riferimento è probabilmente rivolto ad Alfio Marchini che infatti replica: «Giochi di potere, complotto dei poteri forti? Evidentemente Marino proietta sugli altri la sua visione della vita. Nascondere inadeguatezza e superficialità dietro i soliti luoghi comuni fa quasi tenerezza». È infatti l’imprenditore di «Roma ti Amo» con i suoi centomila tra ordini del giorno ed emendamenti a preoccupare di più. E se il consigliere e segretario d’Aula, Dario Rossin - quello della gomitata, simulata, al sindaco - ha tolto le castagne dal fuoco all’Ufficio di presidenza, decidendo di "autosospendersi", chiudendo così la vicenda della bagarre con una lettera di censura e una giornata di sospensione, da attuare dopo la sessione di bilancio. Se ci sarà una sessione dopo. Nonostante la carica dell’armata rossa a sostegno del sindaco e della sua giunta infatti, è ormai chiaro che il prefetto Pecoraro sarà costretto a un richiamo e alla concessione della proroga. Lo sanno bene anche i consiglieri che nel frattempo studiano l’exit strategy dell’Aula. Ieri sera un Ufficio di Presidenza non è riuscito a stabilire la linea, aggiornando la capigruppo a stamattina. Il punto, decisivo, è sull’articolo 67, quello per il quale si sono cassati 500 ordini del giorno, tutti a firma di Tredicine (Pdl), perché contenenti l’indicazione economica dell’intervento richiesto. Un puntiglio poiché sarebbe bastato stralciare il riferimento economico. Una lotta sul filo di lana insomma, che ieri ha visto - ancora - un punto a favore delle opposizioni che hanno ottenuto cinque ore in più di dibattito sulle 12 concesse. La maggioranza insomma apre, ma non troppo. Infondo, far capire al primo cittadino che alla fine è l’Aula che governa serve più al centrosinistra.
L’Armata Rossa marcia sul Campidoglio per il compagno Marino
Commissariamento, scongiuri del centrosinistra In campo anche Zingaretti, Del Rio e Cosentino
