Alla fine il fronte dei «piccoli» in Camera di Commercio ha fatto passare il tanto contestato art. 27 bis che introduce la sfiducia del Presidente con la semplice maggioranza assoluta (vale a dire la metà più uno dei consiglieri presenti). Il passo successivo, quello che avverrà all’incirca tra un paio di settimane, sarà la sfiducia al presidente in carica, che a questo punto, salvo sorprese dell’ultimo minuto, passerà, decretando la fine dell’era Cremonesi alla Camera. Ma è stato un vero e proprio braccio di ferro tra due fronti opposti, l’no «capeggiato» da Lorenzo Tagliavanti, l’altro dagli industriali che vuole mantenere l’attuale presidente al timone. Alla fine, però, ad uscirne realmente a pezzi è l’immagine di un Ente completamente diviso, dove le logiche personali superano quelle dell’interesse pubblico. Al punto che ieri, che all’ordine del giorno erano state messe alcune modifiche staturarie imposte dalla legge, come le «quote rosa», non sono state approvate perché quegli stessi consiglieri, che hanno invece portato a casa il risultato della sfiducia, si sono astenuti adducendo come scusante una procedura irregolare di convocazione. C’è tempo fino a fine anno, è vero, per approvare quelle modifiche ma è un fatto che se ne parla da giugno e che la Camera di Commercio più importante e grande d’Italia per numero di imprese, non ha ancora neanche una donna che siede in Consiglio. Un momento positivo è stato, alla fine della lunga seduta, l’abolizione del gettone di presenza per i consiglieri, del valore di circa 300 euro, primo esempio in Italia per una Camera di Commercio. Per il resto è stata tutta una strada in salita quella di ieri. Ed è apparso chiaro fin da subito che i consiglieri ribelli volevano arrivare al dunque facendo discutere in consiglio l’introduzione di quell’articolo 27. Anche quando il presidente, Giancarlo Cremonesi, ha fatto loro presente che all’ordine del giorno era stata messa anche la modifica per legge di alcuni articoli dello Statuto e che si sarebbe proceduto in ordine numerico, Giovanni Quintieri della Federlazio, in rappresentanza dei «piccoli», ha cominciato ad obiettare il metodo e la querelle con Cremonesi è andata avanti per una cinquantina di minuti. Secondo Quintieri, si doveva immediatamente discutere e approvare l’articolo che introduce la sfiducia e poi passare agli altri. Alla fine è passata l’interpretazione di Cremonesi ma la «vendetta» dei piccoli è stata subito servita su un piatto caldo. Nessuno degli articoli letti dal presidente della Camera è stato approvato perché i «soliti» 22 si sono astenuti ogni volta per alzata di mano. Fino al fatidico articolo 27 approvato con 23 voti favorevoli, vale a dire uno in più di quelli previsti e 7 contrari. Dunque nessun astenuto, visto che i consiglieri presenti ieri erano 30 (mancavano Innocenzo Cipolletta di Confindustria e Luciano Nebbia dell’Abi). Prima dell’approvazione, Cremonesi ha voluto ricordare cosa si rischiava facendo passare quell’articolo così come formulato. «Si rischia l’instabilità dell’Ente – sono state le sue parole – perché tutti i presidenti che verranno non avranno la forza e la capacità di tutelare e rappresentare la Camera di Commercio, visto che potranno essere messi in discussione dalla maggioranza assoluta e neanche qualificata dei consiglieri in ogni momento. Poi c’è un profilo di illegittimità, che ho rilevato insieme ad un team di importanti avvocati, e si rischia di far fare alla Camera una brutta figura». Parole riprese dal consigliere Cesare Pambianchi durante il suo intervento, che alla fine ha votato sì alla mozione di sfiducia ma non prima di aver contestato il quorum della maggioranza assoluta. Da sottolineare anche l’intervento di Aurelio Regina, che ha invitato ad un certo punto tutti ad una «pausa di riflessione», per cercare di trovare una soluzione allo stallo ed evitare così «una brutta figura». Parole non ascoltate. La seduta si è chiusa con l’approvazione dell’allargamento della giunta a nove menbri che torna così al numero originario, dopo essere stati ridotti a 5 dalla spending review del governo Monti. Gli eletti in giunta dal Consiglio sono Giuseppe Roscioli, Giovanni Quintieri, Lorenzo Tagliavanti e Aldo Mattia in rappresentanza delle categorie (Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura), e poi Valter Giammaria, Mauro Mannocchi, Marcello Piacentini, Raimondo Soria e Stefano Venditti.
La Camera di Commercio «sfiducia» Cremonesi
Il presidente: ruolo dimezzato per il mio successore