TIVOLI. Due famiglie ostaggio di un crollo avvenuto 5 anni fa. È la storia paradossale di un gruppo di persone rimaste letteralmente incastrate nelle pastoie della burocrazia, che dal 24 giugno del 2008 aspettano di poter entrare in casa con la propria macchina, di portare un mobile o semplicemente di far arrivare il gas nelle loro abitazioni. Un paradosso che li ha portati a scrivere pure al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per chiedere e magari ottenere un aiuto e una via di uscita nel senso stretto del termine. Le loro abitazioni, che si trovano in via dei Ruderi Romani nel quartiere Arci, sono tra quelle coinvolte nel crollo dell'acquedotto, avvenuto proprio nel 2008. Ma se la vicenda è stata un incubo per fortuna solo momentaneo per gli automobilisti e i vicini, il loro epilogo purtroppo è ben diverso. In balia di calcinacci e detriti ci sono anche degli anziani e un invalido per cui la faccenda si complica: impossibile fronteggiare un'emergenza, visto che pure l'ambulanza avrebbe difficoltà a passare. Per liberare il passaggio e mettere in sicurezza l'area ci vorrebbero 1 milione e 200mil euro circa, ma per ora di cantieri non se ne vede neanche l'ombra. «Nel 2010 il Comune ci aveva detto che una strada alternativa l'avevano trovata. Ma fino ad oggi non si è mai visto nulla», raccontano i residenti. «Abbiamo chiesto un aiuto urgente almeno per il gas, visto che la temperatura da queste parti scende sotto zero. Ma ci prendono in giro».
Da 5 anni ostaggi del crollo dell’acquedotto
TIVOLI. Due famiglie ostaggio di un crollo avvenuto 5 anni fa. È la storia paradossale di un gruppo di persone rimaste letteralmente incastrate nelle pastoie della burocrazia, che dal 24 giugno del...
