«Se il problema sono io me ne vado». Dopo otto giorni di annunci, ritardi e silenzi, il comandante in pectore dei vigili urbani di Roma, Oreste Liporace, ha gettato la spugna e rassegnato le sue dimissioni. Pressato dalle insistenze de Il Tempo , dopo una giornata passata a smentire un suo possibile passo indietro alla guida dei «pizzardoni» della Capitale, alle 21.05 il colonnello ha buttato le carte sul tavolo. Una decisione cruciale, quella del carabiniere chiamato a mettere in riga i vigili di Roma, maturata da giornima presa in meno di un’ora. Andiamo con ordine. ORE 20.15 Il Tempo chiama Oreste Liporace. Colonnello, che fa?È stato nominato il 2 ottobre e lunedì avrebbe dovuto firmare il contratto. Cosa succede? «Si stanno intecciando due procedure, quella del Ministero della Difesa e quella del Comune. Il problema è che la prima, quella dell’aspettativa dall’Arma, è molto più lenta rispetto a un normale posto di lavoro». Eppure si parla di un requisito mancante, quello dell’esperienza quinquennale di dirigente nella pubblica amministrazione. È questo l’ostacolo alla ratifica? «Sono fiducioso che la vicenda si concluda nel migliore dei modi. Nelle ultime ore ho ricevuto rassicurazioni da parte del sindaco, Ignazio Marino, che ha espresso alti sentimenti nei miei confronti. E al quale ho ribadito la mia, di fiducia». Ma non crede che la situazione sia paradossale? «No, è solo una questione burocratica. Ci vuole tempo». Secondo lei dietro all’impasse ci sono le "pressioni" di esclusi e sindacati? «Non credo che siamo davanti a una congiura. E se anche fosse, l’ambizione è un sentimento umano e comprensibile, sempre che la competizione sia regolare». Sta già lavorando sul nuovo incarico? «Ho avuto diversi incontri nei quali ho conosciuto tante brave persone. Altrettante spero di conoscerne nei prossimi giorni». ORE 21.05 Oreste Liporace chiama Il Tempo . «Mi dimetto, se il problema sono io mene vado». Colonnello, ma poco fa.... «Ho parlato con la mia famiglia, con i miei bambini. E poi ho deciso. Ma non sono amareggiato». Lascia perché il sindaco non l’ha difesa da subito? «Marino non mi ha mai tolto la fiducia. Il motivo è un altro». Quale? «Il fatto è che la vicenda ha sollevato troppo clamore. Troppo rumore per chi, come me, rappresenta le istituzioni e per le istituzioni ha sempre lavorato». Ma quale è stato l’evento scatenante? «Ma nessuno in particolare. La verità è che tutto questo discorso sui requisiti, sui conteggi. Mi hai scelto? (è il riferimento a Marino, ndr) E nominami, no? Non posso essere braccato per giorni da tutti. Mi dispiace per le persone che ho conosciuto in questo periodo. Li porterò sempre nel cuore. Ma sono un rappresentante dell’Arma e rimango un colonnello dei carabinieri».
Liporace si dimette: «Troppo clamore, basta»
Lo sfogo a Il Tempo del comandante in pectore dei vigili: «Se il problema sono io me ne vado»
