Non è certo una luna di miele quella tra il sindaco Marino e la sua maggioranza. Il vertice notturno di mercoledì sera ha messo in chiaro un nodo centrale per l’imminente futuro dell’azione amministrativa ma non ha sciolto le riserve, forse più serie, dei rapporti politici e di una progettualità sulla quale non pochi esponenti della maggioranza capitolina mostrano già segni di concreta insofferenza. Bilancio innanzitutto. All’appello mancano gli 800 milioni garantiti dal governo, di cui 500 per il piano di rientro e 300 per Roma Capitale. Uno dei tanti "lasciti" del governo Monti è quello infatti dell’abrogazione della norma varata dal governo Berlusconi. Una grana non da poco sulla quale il sindaco Marino sta lavorando a stretto contatto col governo Letta. Un quadro critico con il quale le ambizioni politiche - e politicanti - devono fare i conti. La relazione del sindaco ai consiglieri di maggioranza, riuniti per quasi due ore, ha messo tutti con i piedi per terra. C’è però un aspetto che va oltre le casse capitoline. La mancanza di delibere che ha "costretto" l’Assemblea capitolina non solo a riaprire i lavori in ritardo sul calendario previsto ma a farlo esclusivamente su mozioni. Ancora, la paralisi fatale dell’urbanistica e un incipit politico che vede su rive opposte il sindaco "marziano" e la classe dirigente della politica capitolina. La pedonalizzazione dei Fori, oltretutto anticipata, convince poco anche tra gli esponenti della maggioranza ma soprattutto c’è chi fa notare che non ci si può fermare qui. Ancora, le dimissioni del comandante della Polizia municipale, «imposte» dal primo cittadino e soprattutto il silenzio assordante sul successore che si attende ormai da due mesi. Le assunzioni a raffica dello staff del sindaco, mentre si bloccano quelle in consiglio comunale. Sono tutti piccoli sassi che rischiano di far saltare una scarpa che comincia a stringere. Presto, e pretestuoso, parlare di crisi. Ma il campanello di allarme che in genere scatta a metà madato, per Marino sembra invece essersi messo in funzione. Pd e Sel tuttavia sono partiti di governo. L’esperienza amministrativa a Roma e alla Regione consiglia prudenza. Così i piccoli segnali inviati in questa ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, come l’atto indirizzato alla giunta per ridurre i compensi dello staff del sindaco, i rumors sollevati (e poi smentiti) sul vertice di maggioranza, in cui di fatto ha parlato solo il sindaco, e sulla costituzione di una cabina di regia, non vanno sottovalutati. Una tregua armata insomma da parte di chi conoscendo l’amministrazione concede tempo ai neofiti. Non troppo però.
Il vertice a metà e il buco di bilancio
Non è certo una luna di miele quella tra il sindaco Marino e la sua maggioranza. Il vertice notturno di mercoledì sera ha messo in chiaro un nodo centrale per l’imminente futuro dell’azione...