Un vertice di maggioranza con il sindaco Marino a tarda serata per mettere a rodaggio quella "cabina di regia" invocata da più parti per far partire, finalmente, la macchina amministrativa - e politica - della Capitale. Un "evento" che qualche franco tiratore ha fatto intendere figlio di una crisi di maggioranza che tuttavia a due mesi e mezzo dalle elezioni appare più come una forzatura di diversi personalismi. Il parallelo con la riunione di maggioranza indetta sempre ieri dal presidente della Regione Lazio Zingaretti fuga, forse, ogni dubbio. Basta ricordare che anche l’ex sindaco Alemanno si riuniva spesso una volta a settimana con i consiglieri Pdl. Il problema piuttosto è un altro e, se possibile, più serio. Il consiglio comunale rinnovato per due terzi e una giunta composta per due terzi da neofiti della politica amministrativa, impone responsabilità maggiori. Il confronto in questo è non solo necessario ma indispensabile. Una cornice nella quale affrontare il vero nodo: l’idea di città che ancora stenta a definirsi. Condizione posta dal coordinatore della maggioranza, Fabrizio Panecaldo e da Sel con il capogruppo Gianluca Peciola. Da qui infatti occorre partire per mettere i paletti sulla manovra principe del Campidoglio: il bilancio. Non a caso la seduta della commissione in cui era prevista l’audizione dell’assessore Morgante proprio per illustrare la finanziaria capitolina è stata sconvocata all’ultimo minuto dal presidente Ferrari. Due le castagne da togliere dal fuoco: il riassetto delle aziende capitoline e l’utilizzo del personale. Due chiavi sulle quali si apre o chiude il ponte tra giunta e Aula per un’approvazione senza traumi del primo bilancio targato Marino. Il taglio dei Cda delle aziende capitoline impone infatti una riflessione di governance politica dei servizi che non ammette deroghe e la sostituzione dei vertici delle municipalizzate rappresenta una fetta politica tra le più importanti. L’altro nodo è sulla stretta di vite imposta ai consiglieri comunali sul personale, contratti stampa in primis. Un limite che cozza con le assunzioni varate dalla giunta Marino per lo staff del sindaco e degli assessori, con stipendi ben al di sopra di quella "spending review" tanto paventata. Non a caso la maggioranza stessa ha preparato una mozione in cui si chiede al sindaco di rivedere i compensi del suo staff. Un atto politico che probabilmente non arriverà mai in Aula ma che ha alzato la tensione a Palazzo Senatorio. Una tensione che non è sinonimo di crisi ma di un equilibrio tutto ancora da costruire. E sul bilancio l’equilibrio si è sempre trovato.
La maggioranza fa i conti con sindaco e giunta
Un vertice di maggioranza con il sindaco Marino a tarda serata per mettere a rodaggio quella "cabina di regia" invocata da più parti per far partire, finalmente, la macchina amministrativa - e...