Riconoscendo legittima l’ultima presa di posizione di Manlio Cerroni, che ha chiesto un considerevole incremento delle tariffe di conferimento dei rifiuti, l’assessore capitolino all’Ambiente Estella Marino non esclude più un conseguente aumento della Tares per i cittadini: «L’effetto sulla tariffa dei rifiuti lo verificheremo - ha anticipato ieri - perché il costo di conferimento a Malagrotta rispetto alle altre discariche è più basso». Chiudere Malagrotta costa: le «spese vive» che si è già deciso di affrontare raggiungono infatti i 92 milioni di euro, che salgono a 117 se si considera anche i quantitativi da tempo dirottati fuori regione. Resta da chiarire, poi, quali e quante risorse verranno impiegate per la nuova discarica di Roma individuata alla Falcognana, un’operazione - secondo i residenti che hanno presentato un esposto alla Corte dei Conti e anche l’altra notte hanno bloccato il traffico sull’Ardeatina - da 215 milioni di euro, 150 solo alla voce «esproprio» qualora fosse una strada obbligata. Partendo dalle dichiarazioni della Marino, ieri ha nei fatti ammesso che le richieste del Colari di Manlio Cerroni, patron di Malagrotta, sono da aggiungere al conto dell’emergenza: «Costa di più conferire fuori - ha spiegato - e questo purtroppo è stato anche il motivo che non ha spinto ad andare verso un sistema più virtuoso: conveniva conferire direttamente in discarica». «È evidente – ha continuato rispondendo indirettamente a Cerroni - che cambiando il sistema industriale anche il Colari ha necessità di individuare un nuovo sito di conferimento quindi non c'è dubbio che vada rivista la tariffa regionale ma è una interlocuzione aperta e che non necessita del coinvolgimento del presidente Letta», ha concluso la Marino riferendosi alla lettera inoltrata da Cerroni al presidente del Consiglio in cui si chiede di «interessarsi» al problema romano. Entrando nel dettaglio dei costi, ricadute in bolletta per i romani sembrano inevitabili. In pochi mesi, infatti, tutte le operazioni che dovrebbero portare alla chiusura di Malagrotta il 30 settembre, di cui ormai si considera scontata una proroga di almeno tre mesi fino a esaurimento così come proposto da Cerroni, hanno raggiunto quota 117 milioni. I primi 30 investiti nel bando pubblicato dall’Ama a metà agosto, durata di un anno rinnovabile, per il trasporto dei rifiuti trattati fuori regione. Non sarà comunque aggiudicato fino a dicembre, di qui la necessità di una seconda gara a invito fino a quella data: 15 milioni di euro orientativamente per tre-quattro mesi a partire da ottobre. Questo per quanto riguarda Ama, ci sono poi le quote di Cerroni: non potendo più conferire a Malagrotta a costo zero, chiede - come detto - un adeguamento della tariffa regionale, circa 3 milioni aggiuntivi al mese, 36 milioni se si considera almeno un anno di «rodaggio». A latere, ma pur sempre spese, la gestione dell’emergenza fino ad oggi, coi trasferimenti verso gli impianti di Albano, Viterbo e Frosinone stimabili in circa 12 milioni di euro, e l’appalto per il trattamento in Veneto ed Emilia Romagna delle quantità che dovrebbero essere smaltite nell’impianto di compostaggio di Maccarese, attualmente fermo in manutenzione: 25 milioni di euro per i prossimi due anni. Al computo si dovranno aggiungere, non meno importante, le risorse per allestire il nuovo sito alla Falcognana, se e quando andrà in porto il progetto: realizzazione di un intero invaso e, in caso di esproprio, corrispettivo all’azienda. Tutto nell’attesa che venga individuata la discarica definitiva della Capitale, che dovrebbe entrare a regime entro due anni.
Malagrotta chiude. Stangata sulla tassa rifiuti
L’assessore Marino: verificheremo l’effetto sulla Tares, va rivista la tariffa da pagare a Cerroni
