Sessanta famiglie private dell’acqua in via Angelo Sante Bastiani a Spinaceto2 rompono i sigilli. Un nuovo capitolo ieri mattina per l’odissea che vivono centinaia di persone delle case in cooperativa ma a prezzi di mercato (e in alcuni casi pure malfatte) nel quartiere a sud di Roma, uno dei tanti dove i furbetti delle coop hanno costruito palazzi in edilizia convenzionata agevolata con fondi pubblici, anche a fondo perduto, che però hanno agevolato solo chi li ha realizzati. Ma stavolta a dare la mazzata agli inquilini che hanno pagato affitti da capogiro per abitare nelle case tirate su per le fasce deboli, da prendere in affitto o in previsione di un acquisto futuro, non sono stati i quattro indagati, ma la burocrazia. Per i residenti, alle prese col caldo che morde ancora e senz’acqua, quasi peggio della truffa dei piani di zona. «Stamattina (ieri, ndr) l’Acea ha messo i sigilli» raccontano Donata e Luca. Un incubo, che ha fatto passare ai fatti i più arditi, che hanno sfidato la legalità. «Qualcuno ha rotto i sigilli e ha fatto bene - raccontano - e l’acqua è subito tornata». Come è stato possibile? I residenti, parlano di «mancati pagamenti», causati dall’«assenza di punti di riferimento certi» dopo il sequestro preventivo dei conti correnti della coop e del consorzio di cooperative. «Qualcuno di noi non ha pagato non sapendo a chi doveva inviare i soldi - raccontano -, e comunque i soldi dei versamenti non sono arrivati a destinazione». Ieri mattina, però, con l’acqua chiusa, e poi i sigilli "stappati" dai residenti, sarebbe stato finalmente sciolto il nodo alla burocrazia. «L’unico che può autorizzare i pagamenti è il prof. Emanuele D’Innella», comunica lo stesso D’Innella, che solo ieri mattina è riuscito a sapere «che il nuovo consiglio di amministrazione della coop è fatto dalle stesse persone di prima». A luglio infatti sarebbe "scaduta" la misura interdittiva relativa alle cariche dei membri del consiglio di amministrazione. Ad aprile il prof era stato nominato dal tribunale amministratore giudiziario dei beni personali di tre indagati e dei loro conti correnti e custode giudizario dei conti correnti di una coop e di un consorzio di cooperative. Poi il pingpong del passaggio di consegne con la nomina dell’amministratore giudiziario della coop e del consorzio passata da un dirigente andato in pensione a Raniero De Filippis, al governatore Zingaretti e infine all’avvocato Maria Maddalena Botta. E l’unico conto corrente attivo della coop e del consorzio, presso le Poste italiane, fermo perché nessuno aveva capito che era legale. «Invece di applicare i giusti affitti il Comune fa staccare l’acqua dall’Acea alle famiglie di Spinaceto2» stigmatizza l’accaduto Angelo Fascetti, segretario generale di Asia Usb, il sindacato che ha sollevato lo scandalo, aprendo la strada all’indagine che ad aprile ha portato quattro avvisi di garanzia all’indirizzo di consiglieri di amministrazione di un consorzio di cooperative e di una cooperativa, e al sequestro di beni per 9 milioni, misura preventiva chiesta al gip Tiziana Coccoluto dal pm Dall’Olio. E centinaia di famiglie, da un capo all’altro di Roma, si aspettano di non dover più pagare affitti d’oro, 700-800 euro la media, più il condominio, per tagli che non superano i 79 metri quadrati. Sfrattati compresi.
Coop truffa e beffa Sigillata l’acqua a 60 famiglie
Grazia Maria Colettig.coletti@iltempo.it Sessanta famiglie private dell’acqua in via Angelo Sante Bastiani a Spinaceto2 rompono i sigilli. Un nuovo capitolo ieri mattina per l’odissea che vivono...