Roma Capitale

Il solito nascondino sui rifiuti

di Dario Martini Il sito idoneo (l’ennesimo) dove costruire la nuova discarica è stato scelto. La telenovela che dura da anni è finita? Probabilmente no. Nella migliore delle ipotesi ci vorrà...

Il sito idoneo (l’ennesimo) dove costruire la nuova discarica è stato scelto. La telenovela che dura da anni è finita? Probabilmente no. Nella migliore delle ipotesi ci vorrà ancora qualche giorno prima che venga deciso una volta per tutte dove realizzare l’invaso che dovrà sostituire Malagrotta. Ma non è da escludere nemmeno un ulteriore ripensamento. Il 21 giugno il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, assieme al sindaco Marino e al governatore Zingaretti, aveva assicurato: «Entro il 31 luglio il commissario Sottile sceglierà la nuova discarica». Ieri, in effetti, nell’ultimo giorno utile, il commissario ha inviato al ministero la propria decisione. Ma non basta, come al solito. Comune e Regione dovranno fornire il proprio assenso formale, altrimenti verrà tutto rimesso in discussione. Marino ha aggiunto che sta pensando di chiedere «un nuovo tavolo tecnico affinché Sottile illustri il percorso e le relazioni tecniche che hanno determinato la scelta di un sito piuttosto di un altro». Sorprendente. Possibile che nella relazione di Sottile arrivata sul tavolo del sindaco manchino le ragioni che hanno portato ad inviduare il nuovo sito sull’Ardeatina? Marino ha contestato anche il procedimento effettuato: «Bisogna progettare il futuro sulla base di solide conoscenze scientifiche e di processi maggiormente partecipativi». La scelta di Sottile quindi è fondata su valutazioni superficiali? E se serve maggiore partecipazione, perché il sindaco non ha incontrato i cittadini dell’Ardeatina che da settimane chiedono lumi? Singolare, inoltre, che nessuno degli attori in scena abbia ufficialmente comunicato quale sia il sito individuato da Sottile. Anche se si tratta di un segreto di Pulcinella, a questo punto sarebbe corretto informare la cittadinanza. Si può scommettere che se i residenti non avvessero protestato, il nome con molta probabilità sarebbe stato già reso pubblico. Invece siamo di fronte all’ennesima fase di incertezza. Le infinite proroghe di Malagrotta lo dimostrano.

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