Roma Capitale

Corsa contro il tempo per far riaprire l’Inviolata

TIVOLI Finita un’emergenza ne inizia subito un’altra. L’incubo dell’immondizia sembra destinato a non finire mai. Dopo il blocco delle ore di straordinario fatto partire dai lavoratori dell’Asa spa...

TIVOLI Finita un’emergenza ne inizia subito un’altra. L’incubo dell’immondizia sembra destinato a non finire mai. Dopo il blocco delle ore di straordinario fatto partire dai lavoratori dell’Asa spa come forma di protesta contro il mancato pagamento degli stipendi, terminato da appena 48 ore, a preoccupare i cittadini adesso è la chiusura della discarica dell’Inviolata. Da lunedì i camion provenienti dalla Città dell’Arte non possono più entrare a causa dei debiti non saldati. Il maxi creditore, Eco Italia 87, ha dunque tirato di nuovo fuori le unghie e chiede il pagamento degli 8 milioni e mezzo di euro rimasti in sospeso. Al centro del contenzioso con la municipalizzata c'è anche il piano di ristrutturazione dei debiti fatto partire dalla spa nelle scorse settimane per evitare il fallimento, che secondo la società che gestisce il sito dove finisce la spazzatura tiburtina, non è stato preceduto da accordi o trattative. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, con i sacchi della spazzatura tolti dalle strade e dai marciapiedi a macchia di leopardo. Le situazioni più difficili si sono registrate in centro e nel quartiere di Campolimpido, dove l'invasione della mondezza in alcuni punti ha anche rallentato il traffico. «Il commissario si è attivato con il Prefetto per far riaprire la discarica - dice il presidente del consiglio di amministrazione dell'Asa spa, Carlo Valentini -. Stiamo facendo il possibile anche per riuscire a pagare tutte le spese correnti e soprattutto i lavoratori». In attesa dell'arrivo della prima rata della Tares il cda ha infatti chiesto alla Bnl un prestito ponte di un milione e 200mila euro, una boccata di ossigeno oggi più che mai vitale. «Stanno valutando questa possibilità, speriamo si riesca ad avere una risposta in fretta. Noi siamo disposti a dare tutta la documentazione necessaria, ma se ci vogliono venti giorni potrebbe essere inutile». Per la partecipata lavorano 91 persone, rimaste a bocca asciutta già da un mese, ma senza un aiuto esterno le possibilità di vedersi pagare i salari sono ridotte davvero al lumicino.

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