Roma Capitale

La Centrale del latte torna al Comune

Il tribunale civile: Parmalat deve restituire le azioni al Campidoglio

Le azioni della Centrale del Latte di Roma tornano all’amministrazione capitolina dopo quindici anni di battaglie legali. Questa la decisione del Tribunale civile di Roma a cui si era rivolta Parmalat a febbraio del 2011 per accertare proprio la proprietà della quota societaria. L’azienda di Collecchio ha fatto sapere che farà immediato ricorso in appello contro la sentenza emanata il 18 aprile scorso. Roma Capitale è confermata dunque unica proprietaria del 75% del capitale sociale di Centrale del Latte di Roma, Parmalat condannata a restituire le azioni al Comune di Roma. Per il sindaco Alemanno si tratta «di una vittoria completa. Finalmente è stato riparato un grave danno compiuto dall’allora amministrazione Rutelli». L’azienda, va ricordato, nel 1997 fu oggetto di cessione tra il Comune e la Cirio Spa dell’ex patron della Lazio Sergio Cragnotti per 80 miliardi di lire. La privatizzazione prevedeva però una clausola secondo cui l’acquirente non avrebbe potuto rivendere il capitale sociale prima di 5 anni. Cirio, invece, cedette le azioni alla società controllata da Calisto Tanzi l’anno successivo, prima del termine stabilito, per ben 183 miliardi, più del doppio di quanto le aveva pagate. Un anno dopo, la vendita fu annullata dalla magistratura amministrativa. Da qui la richiesta di Parmalat in sede civile per accertare la paternità del pacchetto azionario. Prima di finire in viale Giulio Cesare, la battaglia legale scaturita dalla privatizzazione decisa dal Comune ha avuto come teatro giudiziario il Tribunale amministrativo regionale, a cui si rivolse subito dopo la vendita alla Cirio, la «Ariete Latte Sano», che nel 2000 aveva addirittura diffidato il Campidoglio affiché annullasse il contratto firmato con Cragnotti. Il Tar e ancora il Consiglio di Stato a cui si erano appellati Comune, Cirio e Parmalat, per ben due volte diede ragione alla Latte Sano. Poi la richiesta di chiarimento di Parmalat al tribunale civile. «Alla luce del dispositivo della sentenza - ha fatto sapere ieri la società emiliana in una nota - il Consiglio di Amministrazione è stato convocato d’urgenza per il 22 aprile (oggi, ndr), per assumere le necessarie determinazioni al riguardo e in particolare per valutare le proposte da presentare, relativamente all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2012, all’assemblea ordinaria degli azionisti di Parmalat convocata per il 22 aprile (oggi, ndr)». Se a Collegno c’è preoccupazione, emozione contraria vive il Campidoglio, le cui casse non versano in ottime condizioni. Poter tornare in possesso del 75% di un’azienda che fattura (dati 2011) circa 145 milioni di euro, è una vera e propria manna.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.