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Torna l'incubo del 14 dicembre

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I commercianti del centro: «Butteremo un sabato di guadagni»

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Icommercianti del centro guardano con timore al corteo di domani. Pronti a chiudere al primo, piccolo segnale di tafferugli, perfino in più di un caso a non andare a lavorare per non rischiare di subire danni alla propria persona o al proprio negozio. Tutti che ripetono la stessa cosa: «I cortei in centro vanno vietati». Poi c'è la paura che spinge molti a chiederci di non pubblicare il loro nome tanto meno l'immagine, «sa, non vorrei che qualche indignato leggesse e si venisse a vendicare...». I fatti del 14 dicembre scorso sono freschi nella memoria dei negozianti. «Ho vissuto quella giornata con molta preoccupazione - ricorda Bruna che ha un atelier alla moda in piazza di Spagna - il timore che quei fatti possano ripetersi è grande. A mio parere è assurdo che a due giorni dal corteo di sabato nessuno sappia ancora quali sono le strade dove passeranno i manifestanti. Come si fa a stare tranquilli? Eppure io ho vissuto l'epoca delle Brigate Rosse. Per non parlare della perdita economica che mi aspetto». Già, anche quello è un grosso problema. Gianni Del Vecchio è direttore di un negozio di scarpe. «Non posso permettermi di restare chiuso anche perché il negozio non è il mio. Ma so già che a livello economico perderò l'intero incasso di un normale giorno di sabato. Starò qui dentro senza fare niente». C'è anche chi è pronto a difendersi in caso venisse preso di mira. S.S. non vuole farsi fotografare né rilasciare il suo nome: «Non starò certo a guardare nel caso dovessero prendermi di mira. Tanto si sa, in questi cortei c'è sempre qualche infiltrato pronto a fare casini per il solo gusto di farli». Esasperazione, rabbia, ma anche rassegnazione. Stefania Di Castro sta pensando di non aprire sabato se la situazione dovesse mettersi male. Anche Eleonora la pensa così e rincara la dose. Il negozio dove ricama iniziali o frasi su tovaglioli, grembiuli e altro, non è il suo ma se lo fosse «non verrei certo a lavorare. Mi chiedo, è possibile che ogni volta ci troviamo a discutere della stessa cosa e nel frattempo si continuano ad autorizzare queste manifestazioni in centro?». Ha già chiuso in occasione dei cortei un altro commerciante di via del Corso, che non vuole dare il suo nome. «Non avrei problemi a rifarlo», dice. Ma c'è anche chi la pensa in modo esattamente contrario. «Non chiudo per non dare soddisfazione a quelli che vogliono solo creare problemi - dice Massimo Lavanna - non ho paura e credo nelle forze dell'ordine. I cortei in centro però andrebbero vietati perché recano danno all'immagine di questa città. Ho visto turisti terrorizzati in occasioni delle manifestazioni, che si nascondevano dove potevano per non capitare in mezzo ai disordini». Intanto monta un altro caso, quello del teatro Brancaccio. Una pomeridiana, nel giorno degli indignatos, rischia di trasformarsi in una controversia di difficile soluzione tra alcune madri allarmate e la direzione del teatro. Il motivo? I genitori di una scolaresca romana hanno paura per i loro figli così hanno cominciato a tempestare il teatro di telefonate per chiedere il rimborso del biglietto. La risposta della direzione è stata netta: «Niente rimborso». Eppure via Merulana potrebbe far parte delle zone cosiddette «rosse» e quindi l'accesso espressamente vietato. «A quel punto il Brancaccio credo concederebbe una replica straordinaria - chiosa Pietro Longhi, presidente Agis-Anec Lazio». Già, ma cosa dire del mancato rimborso e della preoccupazione infondo comprensibile delle mamme? «Sta alla sensibilità di un teatro il fatto di concedere o no questo rimborso perché legalmente parlando non c'è alcun obbligo - insiste Longhi ò- piuttosto è un problema di opportunità e ogni teatro sceglie come comportarsi».OREDROB:#[email protected]%@

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