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Le telecamere sparite al Colosseo

Colosseo

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C'è un problema sicurezza al Colosseo. Quando il ministero dei Beni culturali ha programmato la mappatura delle telecamere interne al monumento, ha ordinato alla Canon un impianto di videosorveglianza formato da 65 telecamere. Ogni angolo doveva essere «coperto». Di quelle 65 telecamere, però, ne sono state installate solo 23. Quindi, solo il 30 per cento della videosorveglianza interna funziona. Ma non è tutto. Chiunque può far entrare e uscire dall'Anfiteatro Flavio uno o più oggetti senza che il comparto sicurezza venga a sapere nulla. Basta la minima organizzazione. E solo due persone. La prima entra dentro il Colosseo. È «pulita». Passa sotto l'occhio delle guardie giurate (che difficilmente effettuano una perquisizione). Poi si mette in fila, compra il biglietto, lo porge al dipendente che ne strappa una estremità ed è dentro. Può girare. Tranquillamente. All'esterno la seconda persona si accosta a una delle grate che delimitano il Colosseo. Il compagno che è dentro raggiunge proprio la grata dove sta lui. Si guardano. Il secondo allunga la mano oltre le spranghe metalliche e passa al primo un oggetto. Lo hanno potuto fare per almeno due motivi: la metà delle grate perimetrali è accessibile ai visitatori dentro il Colosseo (esternamente sono accessibili tutte) e le telecamere interne sono poche (solo 23, come detto). Inutile, quindi, pensare di predisporre i metal detector all'entrata se non si risolvono questi problemi. I malintenzionati devono solo stare attenti alle telecamere esterne del Comune, che sono invece 33 e «coprono» tutto il perimetro dell'Anfiteatro Flavio. Non è un caso se alcune persone che lavorano dentro il maggiore monumento d'Italia spiegano che «qui ormai è terra di nessuno, gli addetti alla vigilanza sono sotto organico, per ogni turno ci sono 7-8 persone: è impossibile garantire la sicurezza. Chiunque può portare all'interno del Colosseo qualsiasi cosa. Quindi anche oggetti pericolosi».

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