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Roma in rosa

Gianni Alemanno con Sveva Belviso e Rosella Sensi

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Sacro e profano. Leggenda e realtà. Roma è donna. A cominciare dal nome e dal mito che l'accompagna. Due per tutte: Rea Silvia e Acca Larentia, la prima madre e l'altra (la Lupa) balia di Romolo e Remo. Un breve sguardo al passato millenario della capitale basta a confermare l'importanza delle donne nella nostra storia. In un grandioso parodosso che vede l'Urbe guidata da imperatori e papi eppure gestita da madri, amanti e cortigiane. E che dire poi della papessa Giovanna, esistita solo nella leggenda e sopravvissuta fino a noi nelle carte dei tarocchi? Nel bene e nel male le donne sono state, e continuano a essere protagoniste della politica, dell'economia, della quotidianità, bella e brutta, di Roma. Ecco perché appaiono risibili le accuse di maschilismo a una città da sempre matriarcale. Se in passato il potere delle donne era necessariamente occulto, oggi non è più così. Renata Polverini fa scuola. Prima donna a guidare un sindacato nazionale (l'Ugl). Prima ad essere eletta governatrice del Lazio e, al momento, unica presidente di Regione. In politica le donne, a dispetto delle quote rosa, sono un dato acquisito molti anni fa con l'elezione alla presidenza della Camera di Nilde Iotti. Rappresentano invece un fenomeno relativamente recente (e sempre in crescita) nel campo dell'imprenditoria e delle pubbliche relazioni. Qualche esempio può essere illuminante. Monica Lucarelli, eletta lo scorso anno presidente dei Giovani Industriali di Roma e alla guida dell'impresa di famiglia; Lella Golfo della Fondazione Bellisario; Luisa Todini, a capo dell'omonimo gruppo, è spesso interpellata sui temi dell'economia e della finanza capitolina. Che dire poi della creatività del «made in Rome» nato con le sorelle Fontana nel dopoguerra? Una sfida vinta decenni dopo dalle Fendi, entrate a pieno titolo nell'olimpo dei grandi stilisti. Laura Biagiotti, ambasciatrice del made in Italy, tra le prime a sfilare a Pechino e da sempre innamorata della sua città, al punto da dedicarle il nome di un profumo. Primato anche ai fornelli con Anna Dente, chef di fama internazionale di San Cesario. Arte e dedizione che si ripropongono anche al servizio della cosa pubblica. Uno nome per tutte: Rossella Vodret, Soprintendente per il Patrimonio storico, artistico ed etno del Polo museale di Roma. Ancora, Gabriella Alemanno, direttore dell'Agenzia del Territorio. Non solo nomi di rango e grandi dinastie, ma tante altre donne che ogni giorno contribuiscono al bene comune. Ad esempio sulla sicurezza con nove commissari in rosa su 32 distretti di Polizia. Nella difesa dell'Ambiente con Rosalba Giugni fondatrice di Marevivo; Francesca Manzia veterinaria responsabile del Centro recupero uccelli della Lipu di Villa Borghese. A tutela del decoro del centro storico, grande quanto una città di provincia, con l'Associazione Abitanti di Viviana Capua. Nell'impegno umanitario suor Maria Pia superiore provinciale per l'Italia delle piccole missionarie della carità di madre Teresa. Vive nel convento di San Gregorio al Celio e coordina l'immane lavoro delle mense per i poveri, le case famiglia per le ragazze madri, i dormitori e i ricoveri dei malati di Hiv. Sacro e profano come i salotti romani dove si decide il destino di persone e poltrone. La diplomazia capitolina conta poi diverse ambasciatrici. Tutti ricordano i trattati di pace in casa Angiolillo. Con la scomparsa di donna Maria diverse ne rivendicano il ruolo. Tra le più note Sandra Carraro, Camilla Morabito e per quel tocco di mondanità Tiziana Rocca. Tra i Settecolli, accarezzate dal Ponentino, le donne gestiscono la buona e la cattiva sorte della città eterna da 2.784 anni.

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