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Il chirurgo lascia la pinza nella pancia

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Roma, la lastra che certfica la presenza di una pinza chirurgica nell'addome di una donna

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È mai possibile che nel 2011 una équipe medica d'eccellenza del maggiore ospedale romano possa dimenticare una pinza chirurgica nell'addome di una paziente? Non dovrebbe esserlo. Ma è accaduto al San Camillo Forlanini a una signora di 65 anni, operata lo scorso 28 giugno al colon presso il reparto di Chirurgia d'urgenza dal primario Donato Antonellis (che è anche segretario regionale dell'Anaao Assomed, principale sindacato di medici dirigenti) e, dopo essere stata dimessa, tornata al pronto soccorso ieri in preda a dolori lancinanti alla pancia. La radiografia ne ha svelato la causa: chi ha operato la donna aveva lasciato un kelly, una pinza di 25-30 centimetri nell'addome. La donna - che aveva subito una resezione del colon per una diverticolosi - si trova ora ricoverata sempre in Chirurgia d'urgenza dopo essere stata sottoposta a un secondo intervento per rimuovere il ferro chirurgico. Un caso di malasanità che investe e scuote una delle strutture ospedaliere più rappresentative della Capitale e del Lazio. Sulle cause che hanno generato singolare quanto grave la dimenticanza per il momento grava il più stretto riserbo. Il direttore generale Aldo Morrone si preoccupa soprattutto di rassicurare i pazienti che si affidano ai medici del San Camillo: «Nessuno deve perdere la fiducia nell'ospedale. Mi rivolgo a tutti coloro che ogni giorno si affidano a noi, perché i malati sono prima di tutto persone e io mi preoccupo di loro in quanto tali. Non perdano la fiducia in un ospedale, il San Camillo, che rappresenta una struttura d'avanguardia in cui lavorano eccellenze e professionalità che non possono e non devono essere messe in discussione». Certo Morrone non nega che il caso sia certamente grave, ma la sua è e dev'essere una posizione di attesa e di equilibrio. «Faremo delle valutazioni e prenderemo le conseguenti decisioni soltanto una volta accertato cosa è accaduto in sala operatoria. Solo allora sarà possibile indicare con certezza le responsabilità e prendere le conseguenti decisioni». Non è la prima volta che la Chirurgia d'urgenza del San Camillo Forlanini finisce nell'occhio del ciclone. Un'interrogazione (la numero 427 del 15 aprile 2011) alla Polverini presentata in Consiglio regionale a firma dei consiglieri regionali d'opposizione Mario Mei (Api, primo firmatario), Claudio Bucci (Italia dei Valori) e Angelo Bonelli (Verdi) pone l'accento sull'elevato tasso di mortalità del reparto, sulle operazione eseguite più volte, sull'occupazione impropria dei posti letto e, soprattutto, sull'operato di Antonellis. I tre consiglieri, che citano i dati dell'ospedale San Camillo, ne criticano duramente l'operato e parlano di «ingentissime richieste di risarcimento danni in sede civile» di cui lo stesso sarebbe oggetto. Il direttore generale dell'azienda ospedaliera Aldo Morrone non nega per altro che dei problemi esistano: «Abbiamo istituito una commissione ad hoc. Gli interventi vengono effettuati in équipe terapeutica. In ogni caso stiamo appurando tutto con grande scrupolistè valutando i dati tecnico-scientifici insieme alla Regione. Dopodiché, sempre insieme alla Regione, prenderemo le dovute decisioni. Ma i pazienti sitano tranquilli nell'affidarsi al San Camillo, un ospedale dove operano professionalità di altissimo livello».

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