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Mutilata sull'Ardeatina Ecco il pool anti-mostro

Ardeatina, rilievi sul luogo dove è stato trovato il corpo mutilato di una donna

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Investigatori ed esperti della polizia Scientifica insieme. Nasce il pool antimostro. Il dirigente della Squadra mobile Vittorio Rizzi ha deciso di concentrare le forze migliori sul killer che ha scempiato il cadavere di una donna tra i 20 e i 40 anni, trovata la mattina dell'8 marzo in un campo sull'Ardeatina: senza testa, gambe e gli organi interni. Per fare luce sul buio fitto che avvolge l'orrore ha messo assieme poliziotti e colleghi della sezione scientifica. D'ora in poi dovranno lavorare solo per smacherare il mostro. E in coincidenza con il cambio di livello delle indagini è calato anche il silenzio, voluto soprattutto dal sostituto procuratore Francesco Caporale che coordina l'inchiesta. Prima mossa: nessuna immagine degli abiti e oggetti che la donna aveva indosso. La lista è breve: un giubbotto nero e una maglia con una scritta, l'accendino che aveva in tasca, l'anello di metallo a fascetta alla mano destra che stasera avrebbero arredato la scena di «Chi l'ha visto?» su RaiTre. Una chiusura insolita, soprattutto in una vicenda in cui non si sa neppure chi è la vittima: qualcuno invece potrebbe riconoscere quegli oggetti. Sul tavolo quindi restano gli interrogativi. In primis quelli scientifici ai quali potranno dare risposta i test di laboratorio sul materiale trovato: sotto le unghie della poveretta, il sangue sulle mani, il tampone per rilevare la presenza di eventuali liquidi biologici dell'assassino, i frammenti di pelle e i cappelli rinvenuti sul tronco durante l'autopsia. Ma anche qui si corre il rischio di sapere poco o niente. Lo spiega la direttrice del Consultorio di genetica, Marina Baldi, già perito in alcuni casi giudiziari (gli ultimi, l'omicidio Filo della Torre e lo stupratore seriale Bianchini). «Se le tracce non appartengono alla vittima - spiega - può essere ricavato il Dna estraneo, conoscere cioè il profilo genetico della persona, se è uomo o donna. Se però i capelli sono privi del bulbo - aggiunge - non è possibile ricavare il Dna, il frammento può essere usato per eseguire test tossicologici, per stabilire cioè se la donna ha assunto droghe, tranquillanti o altre sostanze». Poi i quesiti tecnici. Quel giorno il killer aveva con sé un cellulare? Invece alle domande sull'identità della vittima si spera arrivi risposta dalla denunce di scomparsa presentate in Italia e anche all'estero. E in ultimo, le tante supposizioni sul mostro. Gli investigatori stanno accertando se la macabra accuratezza del delitto rimanda ad altri casi. Dieci anni prima, il 9 marzo del 2001, il cosiddetto «cannibale di Rotenburg» aveva compiuto un massacro simile in Germania. E nel calderone finisce pure l'ipotesi remota che possa trattarsi di una corriera della droga, una ovulatrice, mutilata ed egiscerata per recuperare il carico: anche e non spieghrebbe il taglio di testa e gambe.

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