Raid punitivo per una ragazza
Sono arrivati a bordo di microcar, scesi come gangster e con mazza da baseball e bastone hanno pestato nella sua edicola sulla Tuscolana il gestore di vent'anni e l'amico di 16 che era dentro. Un raid punitivo deciso per un apprezzamento di troppo alla sorella di uno dei cinque. I "cattivi" però non hanno avuto il tempo di fuggire. Una pattuglia dei carabinieri della stazione di Tor Vergata ha notato il movimento fuori dal chiosco in via Anile e sono intervenuti. I cinque, dai 16 ai 17 anni, residenti a Tor Vergata, sono stati arrestati e trasferiti al Centro di prima accoglienza per i minori. L'accusa: rapina aggravata, lesioni e porto abusivo di armi da offesa. I cinque volevano che la vendetta fosse rapida e sicura. L'altra sera intorno alle 17 sono arrivati su due microcar. Tre di loro sono rimasti fuori dall'edicola per fare da «palo» e avvisare nel caso fosse arrivato qualcuno. Gli altri due sono entrati a volto scoperto. Uno armato di mazza da baseball, mentre l'altro il bastone l'ha trovato nell'edicola usando il legno di una scopa. Nessuna parola all'edicolante. I due hanno cominciato subito a colpire, il ventenne e pure il suo amico di 16 anni. Li hanno percossi al volto e al torace. Pochi minuti di violenza e poi lo sfregio: hanno tolto dieci euro dalle tasche del ventenne strappandogli la catenina d'oro che aveva al collo. Sembrava missione compiuta. Invece una pattuglia dei carabinieri ha mandato il piano all'aria. I militari hanno notato i tre giovani all'esterno dell'edicola: si guardavano attorno di continuo. Così hanno intuito. Sono intervenuti e hanno bloccato i cinque trovando a terra i due, soccorsi dall'ambulanza del 118 e portati al policlinico di Tor Vergata dove sono stati medicati e dimessi con una prima prognosi di 15 giorni. In caserma, davanti al comandante della Compagnia di Frascati, il capitano Giuseppe Iacoviello, i cinque hanno fatto i duri. Si sono rifiutati di parlare, unica battuta pronunciata: «E mica siamo infami». L'assessore comunale alla Famiglia, Gianluigi De Palo, vorrebbe incontrare i cinque assieme alle loro famiglie «per ascoltarli e cercare di capire perché avvengono episodi simili. Questi eventi sono indice dell'incapacità di distinguere la finzione dalla realtà».
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