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Antonio Sbraga Mora Cavorso, lo scrigno dell'antichità fra le alture del Parco dei Monti Simbruini, a Jenne, continua a restituire reperti archeologici.

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L'accatastamentodei resti fa presumere che si tratti di vere e proprie sepolture all'interno della grotta carsica a 715 metri in località Palo Montano. Forse un vero e proprio cimitero, dove una piccola comunità di pastori nomadi ha seppellito i propri membri (l'eccezionalità della scoperta ha fatto raddoppiare in un solo colpo gli individui di età neolitica rivenuti nel Lazio). Ma nella cavità, individuata dall'associazione speleologica "Shaka Zulu" di Subiaco, sono stati rinvenuti anche «resti di orso bruno, camosci, stambecchi, castori, marmotte, lontre e cervi fino a ben 14 mila anni fa, una collezione faunistica di tutto rispetto che ci consente di ricostruire una vera e propria banca dati dell'ambiente naturale dell'alta Valle dell'Aniene», ha spiegato il professor Mario Federico Rolfo illustrando i risultati della nuova campagna di scavi a Jenne. Dove i risultati dei test del Dna antico, prelevato sui resti del Neolitico (sono ancora in corso di studio), verranno confrontati con quelli estratti dai viventi: 103 dei 450 residenti del piccolo centro montano si sono sottoposti al prelievo della mucosa boccale. «Ci vorranno tra i due e i tre anni, ma vedremo se ci sono delle correlazioni genetiche con quegli individui di 6400 anni fa. È assai improbabile, ma finché non si studia non si può dire - ha aggiunto Rolfo - però si potrebbe trovare una continuità genetica almeno con gli Equi, l'antica popolazione che occupava quest'area oggi compresa fra il Lazio e l'Abruzzo». E infatti i ricercatori del centro di Antropologia molecolare di Tor Vergata stanno campionando le popolazioni della vicina Marsica: Cappadocia, Rocca di Botte, Pereto e Oricola. L'ultimo rinvenimento nella grotta di «due frammenti ceramici, di coccio, risalenti a seimila anni fa, provenienti proprio dall'Abruzzo - continua il professore - ci fanno presumere che la popolazione sia arrivata qui dal Fucino, o comunque dalla costa adriatica». Ma l'origine finora riscontrata dai test del Dna dei residenti di Jenne va anche oltre: «una parte presenta una origine balcanica, che ha mantenuto nei secoli una forte continuità genetica con i fondatori di questa comunità - ha spiegato il ricercatore Francesco Messina - mentre stranamente abbiamo trovato una certa differenza genetica con i residenti della vicina Vallepietra, che dista appena 15 chilometri». [email protected]%@

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