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Delitto Cesaroni, la madre e le amiche confermano l'alibi di Busco

Il pm Ilaria Calò

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«Raniero è stato sempre bravo e calmo, non mi ha mai dato un dispiacere». Giuseppina Busco è tesa ed emozionata. Il momento è tra i più difficili. Ma la sua deposizione è sicura. Il figlio, mentre lei parla, non le stacca mai gli occhi di dosso, emozionato a sua volta. Il modo in cui la guarda lascia trasparire un legame speciale. Forse anche un po' di dispiacere per averla trascinata in questa brutta storia, comunque vada a finire. Quando il pm e gli avvocati non hanno più domande per lei, tira un sospiro di sollievo. Raniero la abbraccia: «Sei stata brava. È finita». Lei piange. I suoi amici e quelli del figlio la circondano. Cercano di strapparle un sorriso. Ci sono anche Anna Rita Pelucchini e Maria Di Giacomo. Pure loro hanno appena deposto. Sono due vicine di casa Busco, amiche da tempo della madre dell'imputato, chiamate a testimoniare per confermare l'alibi di Raniero. «Il sette agosto sono andata da Giuseppina per chiederle se l'indomani potevo portarle delle tende da lavare. Saranno state le 17 o le 17 e 30. Raniero era in fondo alla strada. Ho chiesto a lui se la madre era in casa» dichiara, sicura, la Pelucchini. Maria Di Giacomo ricorda quel giorno di vent' anni fa come se fosse ieri. Il sei agosto era l'onomastico del figlio, San Salvatore. Dal momento che anche il suocero morto da poco, aveva lo stesso nome, nessuno lo aveva festeggiato. Così, il sette pomeriggio «alle sei e un quarto io e mio marito siamo usciti in macchina per comprare un regalo a nostro figlio. Passando ho visto Raniero nel giardino di casa sua. Era sporco di grasso, stava riparando una macchina chiara. Erano le 18 e 18». Le loro precise ricostruzioni, però, per il pubblico ministero Ilaria Calò, hanno il vizio di essere state concordate con la madre dell'imputato. Il momento in cui la Pelucchini avrebbe visto Raniero sarebbe addirittura stato posticipato di un'ora per dare concretezza all'alibi. A confermarlo sarebbero alcune intercettazioni depositate all'attenzione della Corte. Automatica è scattata per entrambe le donne l'accusa di falsa testimonianza. «Che mi accusino pure, io ho detto la verità - commenta parlando con gli amici che sempre accompagnano Raniero al processo, Maria Di Giacomo - ricordo altri eventi della mia vita con la stessa precisione». «Quando a parlare erano gli altri testi si accontentavano di un "non ricordo" a voi hanno fatto mille domande» accusa qualcun altro. Anche i fratelli di Raniero testimoniano e confermano l'alibi. Mauro, quello maggiore, racconta - sollecitato dal pm - di una denuncia per aggressione fatta da sua moglie nei confronti dell'imputato nel 2000: «Lei é allergica ai gatti e un giorno li scacciò da sotto la finestra, dove stavano mangiando, tirando loro un bicchiere d'acqua. Raniero la aggredì fisicamente con un'insalatiera, colpendola a una mano. Ha ancora una cicatrice». E aggiunge: «So che ha avuto problemi analoghi con dei vicini da casa». Tra la famiglia Busco e Mauro non corre buon sangue. La versione di Paolo, fratello minore di Raniero, smorza i toni: «Questi vicini erano dei maleducati. Non è bello venire alle mani, ma può capitare». Sul fratello maggiore confessa: «La situazione tra noi e Mauro non è tra le più idilliache. Spesso c'erano parole, ma nulla di più». Sugli spalti riservati al pubblico dell'aula bunker di Rebibbia, mentre il processo prosegue, gli amici di Raniero non hanno gradito le parole di Mauro Busco: «Come si è permesso? Con che coraggio parli così di tuo fratello?» si domanda qualcuno. Qualcun altro esagera: «Lui vorrebbe fosse davvero Raniero l'assassino».

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