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Il Pdl capitolino perde i pezzi Rossin aderisce a La Destra

Dario Rossin

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Lo tsunami in Campidoglio era nell'aria già prima del «pasticcio» delle Regionali. Il malcontento all'interno del gruppo consiliare più grande d'Italia (36 consiglieri a somma di tre partiti e almeno sette correnti) è stato più volte oggetto di riunioni di gruppo e di dimissioni, poi rientrate, del capogruppo, Dario Rossin che ieri ha dato l'addio ufficiale al Pdl per aderire a La Destra di Storace, della quale è ora capogruppo in Comune e presto ne sarà il segretario romano. Un addio che non avviene a caso e non avviene all'improvviso. I contatti come riportato da questo giornale, erano in corso da tempo. Così come il disagio di una maggioranza che ancora stenta a dettare la linea in aula Giulio Cesare. «Un gruppo consiliare frammentato, una giunta che va spesso in corto circuito e un partito che ha ribadito la sua inefficienza alle ultime elezioni non presentando la lista Pdl e ammazzando un'intera classe dirigente». Sono le motivazioni di Rossin che è, ricordiamo, dopo Piccolo, il consigliere di An più votato a Roma. Elementi e disagi già espressi in diverse occasioni dalla maggioranza dei consiglieri Pdl. «La fusione a freddo del Pdl non ha funzionato - continua Rossin - la mia è stata una scelta sofferta, compiuta dopo due anni di un lavoro immenso per sopperire alla mancanza del partito e con una giunta troppo distante dal Consiglio comunale». A poco serve il «consiglio» di Storace «di non farsi prendere dalla rabbia ma fare politica, l'adesione del capogruppo del Pdl del Consiglio comunale a La Destra è un atto enorme politicamente. Ad Alemanno dico che deve prendere atto di questa vicenda e che è tempo di dare una svolta politica. Mentre lui insegue l'Udc, La Destra cresce. Il sindaco può dar vita a un nuovo centrodestra che può partire proprio da qui». Il messaggio è chiaro: i 10 punti di svantaggio su Roma, il centrodestra li recupera solo con un allargamento a Udc e La Destra. Un punto che Alemanno ha già chiaro in mente. Non solo per le ripetute dichiarazioni in merito all'ingresso dell'Udc nel governo capitolino ma anche per quanto riguarda Storace. Il modello che si potrebbe creare a Roma è quello appena coniato dalla Regione con la Polverini. Il «caso Rossin» potrebbe tuttavia raffreddare, al momento, gli entusiasmi. La replica del sindaco all'addio del suo capogruppo (Rossin era «alemanniano») non nasconde delusione. «Le dimissioni di Rossin non sono un fulmine a ciel sereno - commenta Alemanno - avevo avuto già dei colloqui con lui relativi a come gestiva il ruolo di capogruppo. Sono umanamente dispiaciuto ma politicamente non posso non censurare l'atteggiamento di chi passa da capogruppo del Pdl a capogruppo de La Destra senza nemmeno una pausa di riflessione. Forse per Rossin più che l'appartenenza ad un gruppo è importante essere capogruppo». Al «politicamente inaccettabile e su un cambio di guardia già nell'aria» di Alemanno replica Storace «in consiglio comunale nessuno si era accorto del dissenso verso Rossin, mentre era palpabile a chiunque l'ostilità di numerosi consiglieri di maggioranza verso l'amministrazione. Se Alemanno fa uno sforzo di memoria, non gli riuscirà difficile ricordare che c'è stato già un capogruppo di un partito (di opposizione) diventato capogruppo di un altro partito (di maggioranza) - Casciani, passato dall'IdV alla Lista Amore per Roma, vicina ad Alemanno ndr - anche lui senza pausa di riflessione». La reazione dei consiglieri Pdl è stata comunque immediata. Dopo poche ore dall'addio di Rossin è stato nominato capogruppo Luca Gramazio (già vice). Una dimostrazione di unità e coesione dei consiglieri Pdl. Anche se tra di loro c'è già chi pensa di seguire Rossin.

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