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Voglia di Satana dietro le sbarre

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.Ma ci sono detenuti che l'inferno lo evocano davvero con riti e sedute spiritiche. A dirlo è l'ispettore generale dei cappellani dell'Amministrazione penitenziaria, monsignor Giorgio Caniato, 82 anni, milanese, occhio vispo e battuta pronta. Ha passato una vita nelle patrie galere (dal '55) a confortare anime, consolare pianti, confessare mafiosi, truffatori, ladri e assassini. Scherza: «Visto che il diavolo tenta l'uomo e spinge al peccato, i detenuti è come se fossero i feriti a causa sua e le carceri una sorta di infermeria». Solo che in questi letti di dolore c'è chi continua a dialogare con gli inferi e con l'aldilà. «Si fanno sedute spiritiche - spiega il prelato senz precisare dove - La cosa è venuta fuori perché gli altri ospiti nei penitenziari si sono lamentati che la notte nelle celle le sedie ballavano e le pentole appese ai muri cadevano. Lo hanno detto alla sorveglianza e sono venuti a saperlo pure i cappellani e le suore. Stando a quanto è emerso, queste cose le fanno più le donne, anche se sono capitate nei settori maschili. Evidentemente, queste persone hanno continuato a fare dentro quello che praticavano fuori. Ma la realtà non si può cambiare. Chi è detenuto non può chiedere al diavolo di uscire. Perché allora le sedute spiritiche? Per evocare amici e parenti defunti - prosegue il monsignore - per sapere da loro chissà che cosa. Praticare riti satanici in carcere è vietato». Il fenomeno finora non sarebbe degenerato, all'ispettore generale dei cappellani non risultano casi di possessione diabolica o d'infestazione ambientale deitro le sbarre. Insomma, un esorcista non ha mai varcato la soglia di un carcere per fare il suo lavoro con Bibbia, aspersorio e acqua santa. «Anche se - accenna sottovoce il monsignor Caniato - personalmente ho vissuto un fatto inquietante, ma non starò qui a raccontarglielo». Se in cella non sono state rilevate tracce di riti satanici, «sono aumentati però - riflette il sacerdote - i detenuti per reati che in un certo senso per la loro ritualistica si riferiscono al demonio: pensiamo alle Bestie di satana nel Varesotto e alle tre omicide della suora di Chiavenna». Monsignor Caniato l'ombra del diavolo l'ha vista nelle azioni dei suoi fedeli-detenuti. «Ho conosciuto il mafioso Vito Liggio, brigatisti, truffatori (tutti convinti di essere stati costretti a raggirare altrimenti sarebbero stati loro vittime del raggiro), i manager di Tangentopoli, Francis Turatello e anche il suo assassino (Pasquale Barra, che dopo avergli strappato il fegato lo ha preso a morsi, ndr)». L'ultima tasto toccato dal decano dei cappellani è il rapporto fra mafiosi e preti. «Le ostie non si danno come caramelle - dice fermo - durante la messa nei penitenziari, presenti anche i criminali di professione - ho sempre detto: "Se volete comunicarvi fate pure, ma prima dovete confessarvi, il Signore non si prende in giro". E loro se ne andavano. Bisogna essere chiari con chi sbaglia. Altrimenti sbagliamo anche noi».

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