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Dall'Innse alla Cim di Marcellina, la protesta si fa ad «alta quota»

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Amplificarela protesta. Per riuscire a salvare il proprio posto di lavoro. È stato chiamato effetto Innse. Dai quattro operai dell'azienda di Milano che per più di una settimana sono rimasti barricati su un carroponte e alla fine sono riusciti a strappare un accordo che di fatto ha salvato la loro impresa assicurando il lavoro ai colleghi in mobilità. Un tipo di protesta che è stato subito emulato dagli operai dell'azienda di calci idrati Cim di Marcellina. Il 10 agosto sono saliti su una torre miscelatrice, a cinquanta metri di altezza, e ci sono rimasti quattro giorni. Protestavano contro l'ordinanza di sgombero dal terreno di proprietà del Comune che avrebbe costretto la Cim a chiudere lo stabilimento. Dopo l'intervento del Comune e una riunione in Prefettura è stato deciso di sospendere l'accordo e di continuare dell'attività lavorativa. «Innse» è stata la parola d'ordine anche per i lavoratori della Bulleri Brevetti, che costruisce macchine di legno. A Cascina, zona industriale di Pisa, il 6 agosto scorso cinquanta operai senza stipendio hanno bloccato i cancelli per impedire che alcuni macchinari prendessero la via per la Polonia. «Come gli operai della Innse – hanno scritto in quel caso i Cobas - i lavoratori difendono la loro dignità e reclamano il rilancio della produzione inspiegabilmente interrotta nonostante numerose commesse dall'Italia e dall'estero». L'ultima protesta in stile Innse è stata quella del Colosseo. Con le guardie giurate «arrampicate» sul monumento e i sindacati che sono rimasti a sostenerli dal basso.

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