SilviaMancinelli «Se non lo prendono loro lo vado a cercare io. Questa è stata la prima cosa che ho pensato leggendo su Il Tempo la notizia della scarcerazione di quegli assassini. Oggi però voglio giustizia, non violenza, ma almeno venti anni di carcere se li devono fare tutti e due, anche quello che non guidava al momento dell'incidente». Parla così Simone Frisoni, il fratello di Alessandro ucciso sulla via Ostiense lo scorso 8 luglio a 23 anni da un pirata della strada mentre col motorino andava all'università a sostenere un esame. Dopo il dolore lacerante per la morte di Ale, la rabbia per la scarcerazione di chi lo ha visto morire ed è fuggito senza muovere un dito per aiutarlo. Venti giorni dopo il venezuelano e il domenicano che erano a bordo dell'auto pirata, fermati quasi subito, si trovano di nuovo in libertà. Il primo, scarcerato il giorno stesso della convalida del fermo, è scappato facendo perdere le sue tracce, l'altro invece è uscito di galera l'altra sera dopo che gli inquirenti hanno ritenuto che non fosse lui alla guida. «In quella Seicento – spiega ancora Simone, che ha compiuto 30 anni il giorno del funerale di Alessandro – sono state trovate molte bottiglie di alcolici vuote. Tutti e due erano in macchina, tutti e due hanno bevuto conoscendo i rischi. Per questo tutti e due, anche quello che non guidava, devono pagare. Il tragico sbaglio di uccidere qualcuno in un incidente lo possono fare tutti ma non si lascia una persona a terra: chi scappa commette l'infamia più grande. Ogni giorno mi sveglio provando la stessa sensazione di quella maledetta mattina quando i vigili urbani mi hanno dato la notizia. Mi hanno chiesto se ero il fratello di Alessandro: «Ha avuto un incidente mi hanno detto. Gli ho domandato se era morto, l'agente ha abbassato gli occhi e ho sentito in quell'istante il mio cuore spezzarsi. A me è toccato il riconoscimento, mi hanno consegnato gli effetti personali non potendomi dire nulla, né chi avesse ucciso mio fratello né la dinamica dell'incidente né come fosse morto. So solo che Alessandro non c'è più. Io almeno ho una moglie e due bambini che mi danno la forza di andare avanti ma mio padre e mia madre sono talmente distrutti che non vogliono neanche tornare a vivere dove vivevano con mio fratello fino al giorno dell'incidente. Fortunatamente ho la possibilità di ospitarli, stanno con me e piano piano stanno riprendendo a lavorare nel chiosco che abbiamo sulla spiaggia. Ora questa notizia renderà tutto più difficile».
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