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"Lucidi va condannato per omicidio volontario"

Stefano Lucidi (Foto Gmt)

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Stefano Lucidi non può essere condannato a cinque anni di carcere per omicidio colposo. Al «pirata» della strada deve essere contestato l'omicidio volontario con dolo eventuale. Cioè infliggere all'uomo che ha travolto e ucciso i due fidanzati sulla via Nomentana il 22 maggio del 2008 dieci anni di galera. La stessa pena che era stata emessa dai giudici di primo grado. È il procuratore generale Salvatore Cantaro a scrivere in tredici pagine di ricorso in Cassazione che la condanna a cinque anni per omicidio colposo stabilita dai colleghi della Corte d'appello è troppo bassa. Chiedendo quindi ai Supremi Giudici di annullare la sentenza di secondo grado e di porre «l'innovativo sigillo alla sentenza del Primo Giudice, travolgendo il modello giovanile di esaltazione della cultura della morte e riaffermando il principio della sacralità della vita». È duro l'alto magistrato nel ricostruire la vicenda che ha portato alla morte Alessio Giuliani e Flaminia Giordani, ammazzati dall'auto guidata da Lucidi mentre era in compagnia della sua fidanzata, Valentina Giordano, che prima dell'incidente aveva tentato in tutti i modi di farlo rallentare e di farlo fermare una volta travolti i due ragazzi che erano in sella a un motorino. «Droga, alcol e auto sono le tre componenti che hanno alterato in modo profondo il volto della società, soprattutto nell'ultimo decennio - ha scritto il pg - la miscela di tali componenti ha prodotto effetti devastanti». E ancora: «A Stefano Lucidi, tossicodipendente da cocaina, pur se privato della patente di guida, è stato consentito di continuare a usare non un modesto ciclomotore ma una potente autovettura, che è stata usata a guisa di micidiale missile di distruzione e morte. Il Primo Giudice, con una pronunzia, improntata a elevatissima sensibilità sociale, aveva avuto il coraggio di tracciare un nuovo percorso interpretativo, che la Corte d'assise d'appello ha ritenuto di cancellare con una pronunzia, che si ispira a una conservatrice concezione tecnico-giuridica della norma, considerata fissa e immutabile».  

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