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Spariscono gli antichi forni sotto casa Resiste solo chi sforna la pizza

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Ognianno il trend negativo si attesta al -5%. Aprire un'attività ex novo costa parecchio, il prezzo dei macchinari è ingente. Inoltre, a scoraggiare i nuovi operatori è il tipo di mestiere, molto faticoso, per cui si è costretti a lavorare anche di notte. L'Associazione Panificatori di Roma aderente alla Fipa (Federazione italiana panificatori) ha lanciato l'allarme. Le associazioni a tutela dei cittadini hanno raccolto le lamentele. E' necessaria una legge che tuteli la categoria dei panificatori e il pane artigianale. Si tratta di un lavoro importante, con un bacino di utenza che conta 976 imprese di panificazione in tutta la provincia romana (523 solo a Roma). Ormai, la crisi ha investito anche fornai e dei panettieri. Anche i cittadini si lamentano. «Nei giorni scorsi Bernardino Bartocci, presidente dell'Associazione Panificatori di Roma e titolare dell'antico forno di Campo de' Fiori, ha diramato una nota a mezzo stampa su tale status - spiega Giorgio Forti, presidente del Comitato Difesa del Cittadino -. I fornai chiudono, con una percentuale del 5% ogni anno. Una mia socia ha contattato l'Associazione Panificatori di Roma, che ha confermato il segnale di crisi. E' stato difficile, invece, riuscire a contattare la Fipa per ulteriori informazioni. O c'è la segreteria telefonica, oppure operatori rispondono di contattare il presidente tramite email. Che la situazione sia grave è indubbio. Riesce a resistere chi si rinnova, chi ha la possibilità di trasformare il locale anche in pizzeria, oppure si ricicla come servizio catering. E' quanto ha fatto il fornaio Lucarelli, che ha sede all'Appio, in via Satrico vicino all'ubicazione del mio Comitato. Recentemente ha ristrutturato il locale, predisponendo un angolo dedicato al forno per fare la pizza. E poi offre le sue prestazioni per rinfreschi e cerimonie. Anche questo è un modo per combattere la crisi». Giorgio Forti, si abbandona ai ricordi: «Anni fa, sempre in zona, precisamente in via Acaia, esisteva il fornaio Salvi - sottolinea -. Che negli anni Settanta rappresentava un'istituzione per la popolazione locale. Con il trascorrere degli anni, invece, ha chiuso i battenti. In questo caso, soprattutto per gli orari di lavoro veramente massacranti. Numerosi cittadini mi segnalano che sono dispiaciuti per la scomparsa di molte vecchie e tradizionali botteghe. Quelle che offrono prodotti buoni e naturali, molto differenti da quelli che si trovano confezionati nei supermercati».

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