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Uccide il padre con una coltellata

Inquirenti al lavoro sul luogo dell'omicidio

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{{IMG_SX}}Ha ammazzato il padre con una coltellata al cuore, lei una brava ragazza di 19 anni, che ha sbroccato un sabato pomeriggio e al culmine di una lite, ha afferrato un coltello da bistecca e l'ha affondato nel petto del genitore, che è andato a morire sul pi Poi la ragazza è scesa in strada con le mani insanguinate e lo sguardo perso nel vuoto. Così l'ha trovata la polizia cui ha dato una spiegazione più assurda di quel che era accaduto: «Me l'ha detto il Santo Graal, avevo pensieri confusi» si è scusata come inebetita con la polizia, chiamata verso le 16.10 da una vicina di casa che aveva sentito le urla e, aperta la porta, ha visto il corpo dell'uomo in un lago di sangue, perché il colpo gli aveva spaccato il cuore. È una tragedia che non ha ancora trovato spiegazioni quella che si è consumata ieri pomeriggio nell'appartamento al primo piano delle case popolari gialle lunghe e basse di via Andersen, a Quartaccio, nella stessa strada alla periferia di Primavalle, dove a gennaio fu violentata dentro un garage la quarantenne aggredita da due romeni, mai trovati, alla fermata del bus. Una tragedia che ha sconvolto la vita a una famiglia definita da tutti «perfetta»: i genitori, sposati regolarmente, Matteo Zanni, la vittima, 49 anni vetraio, «un pezzo di pane» e la mamma Gabriella, 45, cameriera in un hotel, che vivevano per i due figli, Vanessa 19, e il fratellino Federico di 12, che era fuori a giocare a pallone mentre la mamma non era ancora rincasata dal lavoro. E, quando è arrivata, la tragedia era già compiuta, e la donna è rimasta a piangere davanti al portone, trattenuta dalle forze dell'ordine, perché il cadavere era ancora sulle scale. L'omicidio è arrivato al culmine di un litigio. Ma al momento neanche Vanessa, ascoltata in Questura alla presenza del magistrato di turno, avrebbe saputo dare una spiegazione logica a quel che è successo. E al momento sembrano solo ipotesi i racconti dei vicini: c'è chi parla di una depressione non curata, altri invece hanno accennato a problemi di droga, e infine c'è la terza ipotesi, quella di una frequentazione con un ragazzo che al padre non piaceva, «solo un amico» dicono, perché pare che Vanessa non fosse fidanzata. «Ma sono tutte bugie» dice Anna, una nonna sessantenne, imparentata con la famiglia di Vanessa. Di sicuro, invece, la Vanessa lorda del sangue del padre, davanti al portone di casa, su cui si può ancora leggere la scritta vergata con vernice spray rossa «Ankio Vane ti adoro» con la firma, forse di uno spasimante, semiancellata (si legge solo la «G» iniziale), non era la Vanessa che Quartaccio conosceva. La brava ragazza che lavorava in un'impresa di pulizia, ieri, «aveva gli occhi indemoniati» la descrive così una quattordicenne, la sorella dell'amica del cuore di Vanessa. Il quartiere è sotto choc, incredulo. «Matteo era una persona buonissima» dice un'invalida per far capire quanto fosse disponibile e gentile. Non lo avevo mai sentito litigare con la figlia. «Spesso mi aiutava a fare piccoli lavoretti in casarci», racconta un'anziana vicina di casa di Matteo Zanni. «Il padre era una persona splendida - commenta un abitante di via Andersen - era sempre disponibile e ci incontravamo spesso quando portavamo a passeggio il cane».

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