'Ndrangheta nel Lazio donne-boss
«Quando i loro compagni, figli o fratelli finiscono in carcere o si danno latitanti – commenta l'onorevole Maria Grazia Laganà, vedova di Francesco Fortugno, vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria ucciso nel 2005 – le donne dirigono i traffici e comandano il clan». E la 'Ndrangheta, la più pervasiva tra le organizzazioni criminali, è arrivata nel Lazio. A Roma, nel Sud Pontino e nella fascia settentrionale del litorale regionale. Solo nell'area tra Gaeta, Formia e San Felice Circeo «si contano 33 famiglie 'ndranghetiste», ha ricordato Orfeo Notaristefano, giornalista e portavoce dell'associazione Verso Sud, tutte con le mani negli esercizi commerciali. La Regione però non sta a guardare. Si è costituita parte civile in tutti i processi di mafia, promuove la cultura della legalità, partecipa – come ha fatto Marrazzo la settimana scorsa a Casal di Principe in ricordo di don Peppe Diana – alle iniziative di lotta della società civile. «Ma il Lazio – ha ricordato la presidente della commissione Sicurezza Luisa Laurelli – è ai primi posti tra le regioni d'Italia per i beni confiscati e ai vertici del traffico di stupefacenti. Tre anni fa il Comune di Nettuno è stato sciolto per collusioni mafiose. Oggi Fondi è sotto osservazione dalla prefettura di Latina: da settembre attendiamo la decisione del governo. Più tarda ad arrivare, maggiori sono le difficoltà dei cittadini».
Dai blog
"Finalmente canto in italiano". La prova d'autore di Mario Biondi
Il folletto del pop. Indimenticabile Prince a 10 anni dalla morte
Dating lento e consapevole: arrivano gli psico-incontri