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Intrighi e veleni su "Zingarozzi"

Chi c'è dietro alla candidatura di Sergio Pirozzi alla presidenza della Regione Lazio?

Pirozzi o Todini? Il dilemma di Berlusconi

Sergio Pirozzi

La politica regionale, nelle ore che precedono la definizione di candidature e alleanze, è - fatti i dovuti distinguo - un po’ come la Chiesa rinascimentale alla vigilia del Conclave. Intrighi, congiure e veleni per definire intese, per portare questo o quel cardinale di questa o quella famiglia al soglio pontificio. Solo che in politica non c’è lo Spirito Santo ad aggiustare le cose.Né è facile trovare nulla di provvidenziale nelle umane passioni (e negli interessi) che muovono la pratica dei pubblici affari.

Prendete il Lazio e Sergio Pirozzi. Il centrodestra per una volta è d’accordo: va bene qualsiasi candidato governatore tranne il sindaco di Amatrice. FdI e FI non hanno mai pensato seriamente a lui, Salvini pure l’ha mollato. Lui, Pirozzi, si dichiara di centrodestra, ha ricevuto la garanzia di un collegio uninominale, ma di farsi da parte non ci pensa proprio. Col rischio di farlo perdere, il centrodestra. Così veleni e sospetti di sprecano. Chi c’è dietro Sergio? Zingaretti. Possibile? Chissà. La politica romana è maestra nel ricostruire intrighi e congiure.

Così spuntano fuori imprenditori fedelissimi del Pd ma vicini al Pirozzi-allenatore che ora si fanno in quattro per sostenerlo elettoralmente. E ancora: sedi, contributi a giornali amici, insospettabili accordi. Per far cosa? Semplice: spaccare il centrodestra per far rivincere Zingaretti. Anzi, «Zingarozzi».

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