Piantedosi: "Sbarchi in calo da 4 anni. I return hub sono la via del futuro"
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi rivendica i risultati del governo, guarda con fiducia all’evoluzione dei flussi migratori e rilancia la strategia dell'esecutivo sui rimpatri e sulle procedure di frontiera. Ospite di «10 minuti», condotto da Alessandro Sallusti su Rete4, Piantedosi ha sottolineato che «vediamo calare da quattro anni il flusso degli sbarchi e moltiplicarsi i rimpatri». Per il ministro, dunque, «non c’è motivo per non avere fiducia» che questa tendenza prosegua anche nei prossimi mesi.
Al centro della strategia ci sono anche i cosiddetti «Return hub», i centri destinati a favorire i rimpatri e, secondo le nuove regole europee, anche lo svolgimento di procedure accelerate di frontiera. «Siamo stati i primi a proporre questo tipo di soluzione con il famoso protocollo con l’Albania», ha ricordato Piantedosi, spiegando che il centro «sta funzionando tutt’ora» come struttura per i rimpatri e potrà estendere la propria funzione alle procedure accelerate. «Le iniziative che ha adottato il governo Meloni hanno fatto breccia in Europa», ha aggiunto.
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Secondo Piantedosi, i «Return hub» rappresentano «la strada del futuro». L’ipotesi è quella di realizzare centri anche in Paesi terzi rispetto all’Unione europea, purché considerati sicuri e nel rispetto dei diritti fondamentali. Alla domanda sull’eventuale coinvolgimento di Paesi africani come Ruanda o Ghana, il ministro ha risposto: «Non smentisco né affermo», precisando che al momento non esistono iniziative concrete, ma che con questi Paesi sono già state avviate interlocuzioni da singoli Stati membri.
Sul fronte dei rapporti con la Germania, Piantedosi ha escluso l’esistenza di un «braccio di ferro» sul tema dei migranti. «Con la Germania, come del resto con la Spagna, noi abbiamo un rapporto di eccellente collaborazione», ha affermato. Il confronto riguarda anche i cosiddetti «dublinanti», cioè le persone per le quali, secondo le precedenti regole europee, la competenza sulla richiesta di protezione internazionale ricade sul Paese di primo approdo. Nel confronto con Berlino rientra inoltre il tema delle persone che arrivano in acque internazionali a bordo di navi di Ong battenti bandiera tedesca. «È una discussione che stiamo avendo, serena, proficua», ha detto il ministro, esprimendo la convinzione che la questione possa essere composta attraverso la collaborazione tra i due Paesi.
Piantedosi ha quindi definito «assolutamente l’unica strada percorribile» la collaborazione tra governi europei sulla gestione dei flussi migratori, citando in particolare il rapporto tra la premier Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen. Italia e Danimarca hanno promosso una lettera, sottoscritta da altri 20 Stati europei, per chiedere ai vertici dell’Unione europea un intervento urgente sulla crisi migratoria a Ceuta. «Stiamo parlando di problemi che dovrebbero vedere un approccio pragmatico e quindi preferibilmente trasversale», ha osservato Piantedosi.
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Nel frattempo, il governo prepara l’applicazione delle nuove regole europee attraverso il cosiddetto decreto sulla «frontiera diffusa». Il ministro ha spiegato che sono stati individuati 25 luoghi di frontiera sul territorio nazionale dove saranno portati i migranti che arriveranno con le navi nel Mediterraneo centrale. In queste strutture potranno essere applicate le procedure accelerate di frontiera, che, secondo Piantedosi, consentiranno di svolgere in 12 settimane procedure che oggi possono richiedere «3-4 anni». L’obiettivo è accelerare lo screening delle domande di asilo e, in caso di esito negativo, procedere più rapidamente con le espulsioni.
Infine, sul caso di Ceuta, Piantedosi ha richiamato anche il rischio di infiltrazioni terroristiche. «È un rischio che va sempre presidiato», ha detto il ministro, riferendosi a quanto accaduto nell’enclave spagnola, dove a suo avviso si è verificata una situazione «incontrollata ed incontrollabile». Piantedosi ha indicato il nord del Marocco come «una zona sensibile» per i rischi di reclutamento e radicalizzazione di matrice islamista, sottolineando che il pericolo è stato segnalato anche dalle agenzie di intelligence spagnole e che deve essere affrontato «con la massima cautela».
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