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Terroristi legati ad Hamas tra i migranti di Ceuta. L'allarme dei servizi europei

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Un gruppo di ex detenuti palestinesi scambiati con ostaggi israeliani si sono spostati nel 2025 dall'Egitto verso le coste del Nord Africa Molti sono soggetti «pesanti» condannati all'ergastolo da Israele

Francesca Musacchio
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Tra i migranti che tentano di raggiungere Ceuta potrebbero infiltrarsi terroristi di Hamas liberati dalle carceri durante gli scambi con gli ostaggi israeliani. La segnalazione arriva da ambienti dell’intelligence europea e riguarda un gruppo di ex detenuti in movimento dal febbraio 2025 lungo le direttrici che dal Medio Oriente attraversano il Nord Africa e arrivano fino al Marocco. Alcuni, dopo la liberazione, sono stati espulsi in Egitto e successivamente dispersi lungo le rotte del Nord Africa.


L’allarme riguarda favoreggiatori o appartenenti ad Hamas e ad altre organizzazioni palestinesi, alcuni condannati da Israele a più ergastoli, che da oltre un anno avrebbero iniziato a muoversi con l’obiettivo di raggiungere l’Europa. Un elenco con decine di nomi «importanti» legati al gruppo terroristico. Il 17 gennaio 2025, infatti, il governo israeliano approvò una lista di 737 detenuti destinati alle scarcerazioni previste dall’accordo, ai quali si aggiungevano 1.167 palestinesi di Gaza arrestati dopo il 7 ottobre. Il 19 gennaio uscirono i primi 90. Il 25 gennaio furono liberati altri 200 detenuti: 120 erano ergastolani e circa 70 vennero trasferiti in Egitto perché non autorizzati a rientrare nei territori palestinesi. Il 30 gennaio furono scarcerati altri 110 detenuti, con 21-23 trasferimenti in Egitto. Il primo febbraio uscirono 183 palestinesi, sette destinati all’esilio. Altri 183 furono liberati l’8 febbraio, con sette espulsioni. Il 15 febbraio la tranche salì a 369 detenuti, 24 dei quali trasferiti attraverso Rafah. Il 27 febbraio altri 97 condannati destinati all’esilio entrarono in Egitto.


Il conto delle singole operazioni porta ad almeno 228 trasferimenti in territorio egiziano. Nelle liste compaiono uomini con condanne pesantissime. Alcuni di questi sono stati localizzati direttamente in Egitto nei mesi successivi. Una parte dei liberati ha lasciato successivamente l’Egitto per Paesi terzi. Quindici furono trasferiti in Turchia già all’inizio di febbraio. Altri ricollocamenti furono discussi con Qatar, Malaysia e Pakistan. Anche il Nord Africa entrò nel dossier. L’Algeria manifestò una disponibilità preliminare ad accogliere alcuni ex detenuti. La Tunisia rifiutò. Non risultano invece conferme pubbliche di trasferimenti organizzati di ex detenuti verso Marocco o Libia.


Il Marocco, però, è il punto terminale della direttrice occidentale che conduce a Ceuta i clandestini. È su questo che si concentra l’allarme europeo. La rotta palestinese verso l’enclave spagnola esiste ed è documentata indipendentemente dagli scambi: Gaza, Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco, Ceuta. Nella recente pressione sull’enclave spagnola sono stati identificati anche palestinesi, accanto soprattutto a marocchini e algerini e a gruppi provenienti da Sudan, Yemen, Eritrea, Somalia e altri Paesi africani.


Non esiste, al momento, una prova pubblica che colleghi ex detenuti delle liste israeliane ai palestinesi identificati a Ceuta. Ma dentro un flusso più ampio potrebbero muoversi uomini scarcerati nel 2025, espulsi in Egitto e successivamente sottratti alla localizzazione originaria. L’ipotesi degli apparati è che una parte mantenga caratteristiche operative. E la condizione palestinese offrirebbe, inoltre, una copertura favorevole visto che in diversi Paesi Ue, Gaza gode di una forte mobilitazione politica e sociale.


Intanto, la tensione nella enclave spagnola resta alta. Per l’intelligence di Madrid, un altro esodo dal Marocco potrebbe verificarsi in questi giorni. Mentre sale a 83 il numero totale delle vittime legate al massiccio afflusso di migranti del 30 luglio. Rimane alta anche la tensione tra Spagna e Italia. Le autorità spagnole hanno controllato circa 200 viaggiatori provenienti dall'Italia nei sei principali aeroporti del Paese nel primo giorno di reintroduzione dei controlli alle frontiere. La misura resterà attiva fino al 7 settembre, ma Madrid auspica che «l'Italia reagisca e abbia chiaro che l’area Schengen non è stata violata ed è garantita».
 

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