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Fakir, la sbroccata di Bersani: diventa “l'uomo ucciso” e il Pd ha già concluso il processo

Foto: Mediaset

Dario Martini
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Ascoltare quei tre minuti e ventidue secondi dell’intervista di Pier Luigi Bersani a«4 di sera» su Rete 4 è molto istruttivo. È il compendio che racchiude nel miglior modo possibile il pensiero di Elly Schlein e compagni. Il tema è la tragedia di Bologna, la morte del marocchino Abderrahim Fakir durante l’arresto al quartiere Pilastro. L’inizio dell’intervista regala subito una perla. Ovvero come Bersani reagisce ad una domanda legittima, alla luce di quanto è accaduto negli ultimi giorni, con la piazza convocata dal sindaco Matteo Lepore in cui campeggiava uno striscione dal testo inequivocabile: «Giustizia per Fakir, omicidio di Stato, aboliamo la violenza di Stato». E dove venivano sventolati i cartelli con scritto «assassini», mentre i manifestanti urlavano a ripetizione quella parola contro la polizia. L’intervistatore, quindi, chiede all’ex segretario del Pd: «Da sinistra non sempre c’è solidarietà verso le forze di polizia. Non crede che questo atteggiamento possa, in qualche modo, alimentare queste violenze?». Ecco la risposta di Bersani: «Lei ha detto una stupidaggine». Proprio così: «Stupidaggine». La domanda sgradita liquidata così, in malo modo. Poi l’ex comunista spiega: «Solo chi non conosce la storia di Bologna può dire una cosa del genere. Bologna ha sempre chiamato le piazze civili per impedire che le piazze fossero in mano solo agli aggressori, solo ai violenti».

 

 

Poi, le parole che non ti aspetti da un politico navigato come Bersani: «Anche stavolta si è fatto così e si è dato voce alla nipote dell’uomo ucciso che ha dato un messaggio di una civiltà assoluta». Fakir è «l’uomo ucciso». Indagini, rinvio a giudizio, processo, appello e sentenza definitiva. Tutto già fatto. La condanna è già data per assodata. Se è stato ucciso siamo di fronte a un omicidio. Pubblici ministeri e avvocati possono già darsi pace. Il guru della sinistra ha già trattole sue conclusioni. Conclusioni, a dire il vero, perfettamente in linea con la piazza di Lepore dove si leggeva «omicidio di Stato». A questo punto Bersani tesse le lodi di Lepore, il quale, occorre ricordarlo, non ha nemmeno rispettato la prassi consolidata (e prevista per legge) di inviare formale preavviso alla Questura prima di convocare una manifestazione. Nel caso di Bologna, invece, il Comune prima ha inviato il comunicato in cui si invitavano a recarsi in piazza il giorno dopo, poi ha contattato la Questura. All’ex segretario Dem non interessa. Il suo giudizio è netto: «Trovo insopportabile e insostenibile che un presidente del Consiglio si permetta di attaccare un sindaco che sta facendo il suo dovere per la sua città, cioè tenere la protesta, l’emozione, anche l’indignazione, dentro al solco della democrazia».

 

 

Mentre l’indignazione veniva tenuta a freno, gli antagonisti sfasciavano il centro di Bologna. Per Bersani non c’è da meravigliarsi. Si sa, «spesso, quando la sinistra organizza una manifestazione, poi una frangia eversiva ed estrema si accoda». L’intervistatore coglie la palla al balzo: «Ecco, perché la sinistra non riesce a liberarsi da certe presenze?». L’ex parlamentare si inalbera di nuovo: «Ma perché la sinistra? Ma perché la sinistra? Cioè, dobbiamo metterci a fare i poliziotti noi che siamo di sinistra?». Ed è qui che si raggiunge l’apice del ragionamento secondo l’ortodossia Dem. Sarebbe interessante approfondire il concetto. Sembra quasi che «sinistra» e «poliziotti» siano due parole che stanno male insieme. Siamo sicuri che Bersani non intendesse esprimere un concetto simile. Anche perché, in caso contrario, sarebbe opportuno porre un’ulteriore domanda: nel caso in cui il Pd andasse al governo, chi si occuperebbe della sicurezza dei cittadini?

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