Caso Fakir, Capezzone: "Gli agenti meritano solidarietà e un encomio"
Bologna, il Pilastro, la mattina di domenica 19 luglio: da lì parte una vicenda che nel giro di poche ore si trasforma in un caso politico nazionale, con cortei, esposti e accuse incrociate che proseguono ormai da giorni. A "4 Di Sera", il direttore de “Il Tempo” Daniele Capezzone ha scelto di ribaltare l'ordine dei fattori: non chiedersi soltanto cosa sia accaduto ad Abderrahim Fakir, il 42enne morto durante l'intervento della polizia, ma chi debba renderne conto per come la vicenda è stata raccontata e cavalcata nelle ore successive.
"Penso che tanti, per primo il sindaco di Bologna Lepore che si è comportato in modo politicamente vergognoso, poi tutti i leader del centrosinistra che lo hanno difeso e poi i media di sinistra a partire da ‘Repubblica’ dovrebbero questa sera scusarsi con quegli agenti che allo stato attuale meritano loro la nostra solidarietà e perfino una stretta di mano e un encomio", ha dichiarato Capezzone, individuando tre responsabilità distinte: quella del primo cittadino, quella dei leader nazionali del centrosinistra che ne avrebbero avallato le scelte, e quella di una parte della stampa che, a suo giudizio, avrebbe orientato la narrazione fin dalle prime ore.
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Al centro del ragionamento del direttore c'è il materiale ripreso dalle bodycam in dotazione ai due poliziotti intervenuti in via Svevo, consegnato nei giorni scorsi alla Procura di Bologna e in parte diffuso anche in Tv. Proprio su questo strumento Capezzone si è soffermato con una notazione che va oltre la cronaca giudiziaria: "La bodycam l’agente se l'è comprata a sue spese spendendo 400 euro proprio per tutelarsi, tanto per capire come sono per bene la stragrande maggioranza delle nostre forze dell'ordine, il 99,9%". Un passaggio con cui il direttore ha voluto ribadire che quella dotazione, spesso acquistata dagli agenti prima ancora che diventasse obbligo di servizio, testimonierebbe una volontà di lavorare con trasparenza.
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Il cuore della difesa di Capezzone riguarda però la condotta operativa degli agenti nei minuti che hanno preceduto il decesso. Nella ricostruzione offerta dal direttore, i poliziotti "si sono comportati in modo prudente, sono stati lì, hanno aspettato 40 minuti, hanno evitato di agire in modo avventato" e sarebbero intervenuti "solo quando quello oltre a dare in escandescenze stava aggredendo delle altre persone", con l'obiettivo dichiarato di evitare una colluttazione e ulteriori danni. Una lettura che si scontra frontalmente con quella emersa nei cortei convocati nei giorni successivi alla morte di Fakir, dove si è parlato apertamente di un nuovo George Floyd italiano.
A rafforzare la tesi della difficoltà oggettiva dell'intervento, Capezzone ha citato il caso di uno degli agenti coinvolti, rimasto ferito nel tentativo di bloccare l'uomo: "Uno degli agenti che è intervenuto, per darvi l'idea della difficoltà, ha riportato 12 giorni di prognosi per i morsi alle gambe che ha ricevuto dalla persona che poi è morta". Da qui l'affondo finale contro chi, a suo dire, giudica con troppa leggerezza l'operato della polizia: "Quando io vedo tante persone come noi sedute comodamente con l'aria condizionata che danno giudizi negativi sui poliziotti…", ha concluso, invitando a maggiore prudenza nei commenti a caldo.
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Le parole di Capezzone si inseriscono in un dibattito che, nei giorni successivi alla morte di Fakir, ha assunto contorni sempre più aspri. Diversi esponenti di Fratelli d'Italia hanno chiesto al sindaco Lepore di scusarsi con gli agenti feriti e con tutte le forze dell'ordine che hanno protetto i cittadini durante i disordini, mentre il Sindacato autonomo di polizia ha annunciato un'azione legale contro il primo cittadino, ritenendolo responsabile dei danni causati dalla manifestazione convocata in memoria di Fakir. Il sindaco, dal canto suo, non ha mai fatto un passo indietro sulla scelta di convocare la piazza, rivendicando la decisione di indire il presidio all'indomani della morte del 42enne. Sul fronte giudiziario, intanto, i due agenti coinvolti, insieme a quattro volontari della Croce Rossa, risultano iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di omicidio colposo, mentre l'autopsia sul corpo di Fakir è attesa nelle prossime ore.
Un caso, insomma, tutt'altro che chiuso: alla Procura di Bologna spetterà ora il compito di stabilire cosa sia realmente accaduto in quei minuti concitati al Pilastro. Ma per Capezzone la distinzione tra i tempi della giustizia e quelli, ben più rapidi, della piazza e dei titoli di giornale, resta il punto politico più urgente da chiarire.
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