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Salvini a Il Tempo: "Sarei orgoglioso di candidare Roggero"

Foto:  Ansa/Ansa

La visita del leader leghista nel carcere di Bollate: "La grazia? Nessuna pressione Ma milioni di italiani si identificano con lui". E ancora: "Sciacalli a sinistra. Salis? Pessimo gusto". Poi parla a tutto campo, dalla sicurezza alle preferenze, dal Ponte agli autovelox

Dario Martini
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Matteo Salvini ha da poco fatto visita a Mario Roggero nel carcere di Bollate. «L’ho visto assolutamente carico e determinato», racconta il leader della Lega al nostro giornale. Non ci sono dubbi che il vicepremier, insieme al suo partito, sia il politico che in questi anni abbia dimostrato più di ogni altro vicinanza e solidarietà al 72enne condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso i due rapinatori che lo avevano assalito nella sua gioielleria.

Ministro, di cosa avete parlato?
«Sono rimasto un’ora. Ci teneva a far sapere alla famiglia che sta bene, che ha dormito e mangiato. Perché sui giornali erano uscite ricostruzioni fantasiose (il riferimento è ad alcuni articoli in cui si ricordava come in passato Roggero fu accusato di aver minacciato con una pistola il fidanzato della figlia e i genitori, ndr). Ha chiarito che le stesse presunte vittime hanno negato qualsiasi addebito. Poi abbiamo parlato molto.

 

Lui resta assolutamente convinto della propria estraneità. Lo capisco e lo sostengo. Abbiamo parlato dei libri che si è portato, del contesto che va a trovare, delle cose da fare. Gli ho detto che noi siamo a disposizione anche dal punto di vista legale. Mi sono confrontato con Giulia Bongiorno per chiedere un parere, per portare qualche consiglio. Mi ha fatto piacere vederlo determinato. Già per un trentenne è difficile la prima notte in carcere dopo una vita da incensurato, figuriamoci per un nonno di 72 anni a cui i nipotini chiedono di andare a Gardaland».

Con quante persone condivide la cella?
«Sono in due. Come in tutto il reparto in cui si trova. Il suo compagno di cella è un cuoco, una buona cosa per lui che ai fornelli non è il massimo. Abbiamo anche parlato della biblioteca. In questo carcere modello quasi il 50% degli ospiti lavora. Ovviamente abbiamo parlato anche delle vicende processuali».


La sentenza però è definitiva. Voi chiedete la grazia, così la sinistra vi accusa di tirare per la giacca Mattarella.
«Nessuno fa pressioni su nessuno. Né a livello di Parlamento, né di partiti. Sappiamo benissimo che la scelta è del Presidente della Repubblica. Però non possiamo far finta di non vedere che milioni di italiani si immedesimano in Mario. Anche oggi ne abbiamo parlato, lui non rivendica con gioia e orgoglio quello che è accaduto, perché ci sono dei morti. Al suo posto poteva esserci chiunque. Chi può dire come reagirebbe di fronte a una pistola puntata contro moglie e figli? In una situazione del genere è difficile mantenere la lucidità».

Così non si incita a farsi giustizia da soli?
«Qua nessuno incita alla soluzione privata. Però parliamo di una condanna a 14 anni per aver difeso la vita dei propri cari. Magari eccedendo a qualche limite, ma se non fosse stato aggredito e violentato nella sua sfera privata non avrebbe fatto ciò che ha fatto».

Quindi andrete avanti con la campagna per la grazia?
«Al di là dei modi e dei tempi su cui il Presidente della Repubblica riterrà di muoversi, pensiamo sia giusto che continui a sentire vicino questo sentimento popolare. Altrimenti il rischio è che fra dieci giorni le telecamere si spengano. Noi continueremo ad andarlo a trovare. Poi rimane il problema economico».


Gli avvocati delle vittime hanno già chiesto di pignorargli i beni per ricevere i soldi del risarcimento.
«Lo trovo di pessimo gusto. Conto che la gente gli stia vicino. Non basta avergli rovinato la vita, vogliono anche distruggere tutto ciò che ha costruito. Se fossero andati in fabbrica invece che andare a rapinare, non avrebbero corso alcun rischio».

Come Lega avete avviato una raccolta fondi, puntate a coprire tutto il risarcimento?
«Di raccolte di questo tipo ce ne sono già diverse. Anche in passato contribuimmo. Adesso c’è una condanna definitiva, non mancheremo di dare il nostro contributo».

Pensa davvero sussistano appigli giuridici per candidarlo?
«Sarei orgoglioso di poterlo candidare. Vista la normativa vigente, la strada è stretta. È come percorrere un sentiero di montagna impervio. Valuteremo qualsiasi opportunità. Mario rappresenta milioni di italiani che non hanno mai fatto nulla di male nella vita, al massimo qualche divieto di sosta, e che di fronte a un pericolo imminente avrebbero difficoltà a mantenere assoluta lucidità.

 

Come governo in questi anni abbiamo assunto più di 6.000 poliziotti e carabinieri. Però nessuno Stato riuscirà mai a mettere un agente fuori da ogni negozio o da ogni casa. È chiaro che serve una riflessione».

Si riferisce alla legge sulla legittima difesa?
«La sinistra anche in questo caso riesce a sciacallare su una legge che noi abbiamo approvato e di cui sono orgoglioso. Quella normativa, approvata nel 2019, ha esteso i confini della legittima difesa e risparmiato processi e carcere a tante persone che si sono difese. Però lascia ai giudici ancora un margine di discrezionalità fra ciò che avviene all’interno e all’esterno della proprietà. Il caso di Roggero ne è un esempio. Mario non ha sparato per giustiziarli, come qualcuno ha scritto. Ora comunque dobbiamo ragionare su una pena alternativa. C’è modo e modo di scontarla. Fatta salva la grazia che, è la via maestra, ci sono anche i domiciliari, i servizi sociali».

Le opposizioni vi accusano di fare propaganda. Ilaria Salis sostiene che lo difendete solo perché «italiano, bianco e appartenente della classe media».
«Come mi sembra di pessimo gusto la richiesta di pignoramento degli avvocati dei rapinatori, mi pare di pessimo gusto anche che la signora Salis, eletta al Parlamento europeo con l’unico merito di essere finita sotto processo, abbia parlato della vicenda di Roggero».

Rivedrete la norma sul risarcimento?
«È passata in Consiglio dei Ministri, spero che abbia una corsia veloce in Parlamento, per evitare in futuro di risarcire chi commette un reato. Come Lega abbiamo ottenuto anche la via accelerata per un altro provvedimento, che non è legato a Roggero, ma a tanti altri casi. Mi riferisco alla revoca della cittadinanza o del permesso il soggiorno agli stranieri che compiono reati gravi. Entro breve diventerà legge».

Parliamo di sicurezza. Cosa farete su questo fronte nei prossimi mesi?
«La prossima settimana vado alla stazione Termini a presentare una bella operazione: tutti gli operatori di FS Security verranno dotati di bodycam per documentare qualunque cosa accada. Oggi sono 1.200, l’obiettivo è portarli a 1.500. Nell’ultimo anno abbiamo dimezzato i furti e le aggressioni nelle stazioni, sia ai passeggeri che al personale.

 

Quindi, evidentemente, la presenza serve. Invece la sinistra continua a dire di no per ideologia. In Italia ci sono 50.000 agenti della polizia locale che possono essere dotati del taser. Tantissime grandi città, penso a Milano, Firenze e Torino, guidate dalla sinistra invece negano questa possibilità, che però vuol dire sicurezza in meno. È così come i governatori della sinistra che non vogliono i centri per le espulsioni nelle loro regioni».

Sulla legge elettorale sarà possibile riproporre le preferenze al Senato dopo il passo falso alla Camera?
«È una questione che stanno seguendo i tecnici, non ci perdo il sonno. Però dare più possibilità di scelta ai cittadini secondo me è utile. Io sono sempre stato eletto con le preferenze, sia a Bruxelles che a Milano. Quindi, perché no?».

Sarà possibile trovare un’intesa elettorale con Vannacci?
«Per il momento si stanno tirando fuori loro. Ogni settimana in Parlamento votano con la sinistra e attaccano il governo, esattamente come fanno Schlein e Conte. Faccio l’esempio del Piano Casa. Dopo 50 anni ci sono 10 miliardi e una legge per sistemare le case vuote o costruirne di nuove sotto prezzo nell’arco dei prossimi mesi. E cosa ha fatto Futuro Nazionale? Quando si è votata la fiducia su un tema che riguarda tutti, ha votato come le opposizioni. Per prima cosa dovrebbero mettersi d’accordo con loro stessi. Detto ciò, sono convinto che l’attuale centrodestra abbia tutte le carte in regola per governare anche nei prossimi cinque anni».

Ha sempre il sogno di tornare al Viminale?
«Non ci sono mai stati così tanti cantieri aperti come in questo periodo nella storia della Repubblica Italiana. A differenza di tanti ministri che mi hanno preceduto, da Delrio a Giovannini e Toninelli, noi alle parole stiamo sostituendo i fatti. Sicuramente su sicurezza, ordine pubblico, antimafia, antidroga e contrasto all’immigrazione clandestina abbiamo dimostrato di avere le idee chiare. Quindi, se gli elettori lo chiederanno, perché no?

A proposito dei cantieri, ce n’è uno, forse il più importante, quello per il Ponte sullo Stretto, che non è ancora partito. Riuscirà ad avviarlo?
«Il primo progetto è di 160 anni fa. Ci sono miei predecessori, anche illustri come Silvio Berlusconi, che ci hanno provato. Conto che i prossimi mesi siano fruttuosi, anche perché, più che il ministro Salvini, ci stanno lavorando da tre anni e mezzo centinaia di ingegneri, progettisti e docenti universitari. La sinistra ne fa una battaglia politica, siamo l’unico paese al mondo dove c’è una forza politica che non vuole un ponte. I ponti non hanno un colore politico. I ponti servono, punto».

Sugli autovelox inutili o irregolari cosa è stato fatto?
«Questa è un’altra battaglia di civiltà di cui vado orgoglioso. Quando tre anni fa sono arrivato in ufficio ho scoperto che non c’era un elenco. Non si sapeva quanti erano, dove erano, perché c’erano. Se ne stimavano oltre diecimila. Adesso la lista c’è e si può consultare online. Chiunque può sapere dove si trovano. Da una giungla di dieci-dodicimila siamo scesi a circa tremila.

 

Tremila strumenti che c’entrano con la sicurezza stradale, che sono omologati, autorizzati e segnalati. Quindi abbiamo contribuito a spegnere almeno settemila tasse occulte. I comuni più "multoni", quindi i sindaci di Milano, Firenze e Roma non potranno più usarli come sacchetto della spesa».

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