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Accordo Usa-Iran, l'impegno di Meloni: "Italia pronta ad accompagnare riapertura Hormuz"

Foto: LaPresse

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"Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz". Così la premier Giorgia Meloni, a proposito dell'accordo Usa-Iran.

Il G7 si apre a Évian con l'accordo Usa-Iran sullo Stretto di Hormuz già in tasca. La firma del memorandum d'intesa è attesa venerdì a Ginevra, e il vertice - che si chiuderà mercoledì 17 - si trova così a dover gestire non l'attesa di un 'deal', ma le sue conseguenze. La fase 2 è già cominciata: come garantire la riapertura dello Stretto e cosa fare del dossier nucleare iraniano. Un passaggio diplomatico che i principali partner europei definiscono un vero e proprio "breakthrough", una svolta capace di aprire una nuova fase per il Medio Oriente e per l'economia globale. Nella notte è arrivata la dichiarazione congiunta di Regno Unito, Francia, Germania e Italia, che hanno accolto con favore "l'annuncio del memorandum d'intesa tra gli Stati Uniti e l'Iran" e si sono congratulati con Washington, Teheran e con tutti i mediatori coinvolti, "inclusi Pakistan, Qatar e tutti gli altri mediatori". Per le quattro principali capitali europee, "questo è un momento di opportunità per ristabilire la stabilità regionale e stabilizzare l'economia globale". Un messaggio che, di fatto, modifica l'ordine del giorno del vertice di Évian. Se fino a pochi giorni fa il confronto era dominato dal rischio di un'escalation militare nel Golfo, ora il focus si sposta sulla gestione del dopo-accordo e sulle condizioni necessarie per consolidarlo. La priorità immediata individuata dagli europei è la riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico mondiale. Nel comunicato congiunto i quattro leader affermano che "l'urgente riapertura di Hormuz con una libertà di navigazione incondizionata e senza restrizioni è essenziale". Un obiettivo che Londra, Parigi, Berlino e Roma dichiarano di voler sostenere direttamente, "in conformità con i rispettivi requisiti costituzionali", anche attraverso "una missione strettamente difensiva e indipendente per rassicurare il traffico commerciale e condurre operazioni di sminamento". È questo il tema destinato a dominare le discussioni della prima giornata del G7, dove il grande protagonista sarà proprio Donald Trump. Una volta archiviato il capitolo più delicato del dossier nucleare, la questione diventa infatti garantire la sicurezza delle rotte marittime. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato la disponibilità italiana a contribuire a questo sforzo. "Si tratta di un'occasione di pace che va colta: l'Italia, come già in passato, è pronta a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo", ha dichiarato. Ribadendo due principi che Roma considera non negoziabili: "l'Iran non può dotarsi dell'arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita". Da qui l'apertura a un coinvolgimento operativo. "Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz", ha affermato Meloni. Il nodo del nucleare resta comunque sul tavolo. Nella dichiarazione congiunta, i quattro Paesi europei ribadiscono che "l'Iran non deve mai acquisire un'arma nucleare" e si dicono pronti a lavorare con Stati Uniti, Iran e Agenzia internazionale per l'energia atomica. Allo stesso tempo aprono alla possibilità di alleggerire le misure punitive: "Siamo pronti a revocare le sanzioni pertinenti in risposta a passi chiari e verificabili dell'Iran sul suo programma nucleare". L'obiettivo dichiarato è trasformare il memorandum in un accordo stabile e duraturo. Per questo Regno Unito, Francia, Germania e Italia assicurano che lavoreranno "intensamente con gli Stati Uniti, l'Iran e i partner regionali per cogliere questo momento, mantenere lo slancio e raggiungere una soluzione diplomatica di lungo termine".

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