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Fiera della piccola editoria, Meloni all'attacco: "Per partecipare serve il patentino antifascista"

Foto:  Ansa 

Angela Bruni
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"Per partecipare alla fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, che si svolgerà a Roma, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione. È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono". Lo scrive sul social network X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno", sottolinea la premier. "Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica". Toccata dove più il dente duole, la sinistra del "pensiero unico" fa intervenire il senatore piddino Marco Meloni che, nonostante il cognome, non ha alcuna parentela con la premier: "Ricordo al Capo del governo che ha giurato sulla Costituzione antifascista". Dimenticando che la Costituzione non è di destra né di sinistra, ma la Carta su cui si fonda la Repubblica e nella quale si riconoscono tutti gli italiani. 

"Credo sempre che si debba dare libertà di espressione, di pensiero. Io non sono fascista, sono antifascista, ma non si può dire che se uno non la pensa diversamente, è fascista", interviene il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine del Forum in Masseria organizzato dal conduttore televisivo Bruno Vespa. "È sbagliato, penso si debba dare a tutti la possibilità di parlare, di esprimersi". "Meno libri, meno liberi'. La cultura e l'editoria non hanno bisogno di patenti, analisi del sangue e dell'inchiostro", dichiarano i deputati di Fratelli d'Italia, componenti della Commissione Cultura alla Camera. "Dalla richiesta di aderire a obblighi che fanno rima con censura e dittatura del politicamente corretto il passaggio successivo quale sarà? I raggi X per ogni singolo libro, autore, traduttore, tipografo o libraio? Condividiamo la posizione netta e chiara della Presidente del Consiglio: al pensiero unico che vuole la sinistra noi preferiamo il confronto, la pluralità di idee e ricerche".

"Una fiera del libro dovrebbe essere il luogo della libertà delle idee, del confronto e della libera circolazione del pensiero. Proprio per questo appare sconcertante la scelta di subordinare la partecipazione degli editori a una sorta di 'patentino antifascista', imponendo una dichiarazione ideologica preventiva come requisito di accesso", dichiara la senatrice di Fratelli d'Italia Cinzia Pellegrino. "La cultura cresce attraverso il confronto, anche aspro, tra idee diverse. Chi ha paura del confronto? Chi trasforma un evento culturale in un tribunale delle opinioni e in uno spazio riservato a coloro che sottoscrivono preventivamente un determinato manifesto politico". "Quando la cultura smette di essere aperta e diventa selettiva sulla base dell'appartenenza politica, perde la sua funzione essenziale: essere il luogo in cui il pensiero può esprimersi liberamente, senza dover chiedere autorizzazioni preventive", aggiunge Pellegrino. "Colpisce come una parte della sinistra continui a considerare la cultura un terreno da presidiare ideologicamente, con la pretesa di stabilire chi possa parlare e chi debba essere escluso. È una tentazione che richiama una concezione egemonica e intollerante del dibattito pubblico, incompatibile con una società realmente pluralista. La libertà delle idee si difende accettando il confronto, non cercando di mettere a tacere chi la pensa diversamente".

E naturalmente non poteva mancare il commento del Movimento CinqueStelle. "La presidente del Consiglio interviene  sulla fiera dell'editoria ''Più libri più liberi'', dove l'Associazione Italiana Editori ha chiesto agli espositori di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai valori antifascisti della Costituzione, e bolla come ''censura'' quella richiesta", scrive Sergio Costa, vicepresidente della Camera dei Deputati. Dimostrando che il patentino" in quella fiera c'è. Per il capo dei Verdi Angelo Bonelli "la premier Meloni nega l'antifascismo". Ma il vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera ed ex vicesindaco delle Giunte di Centrodestra a Milano ricorda che "da ben otto anni, proprio a Milano, per richiedere l'affitto di immobili comunali, patrocini, contributi vari, concessioni del Comune per occupazioni di suolo pubblico temporaneo per banchetti e manifestazioni occorre presentare una dichiarazione esplicita, meglio definita come "dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, una sorta di patentino antifascista". Una "inutile dichiarazione, perché già la Costituzione e le leggi italiane prevedono il doveroso rispetto" di ogni pensiero politico.

"La richiesta degli organizzatori della fiera "Più libri più liberi" è una perla di intolleranza, aggiungerei un comportamento degno degli eredi di Berija", scrive Gennaro Sangiuliano, ex ministro della Cultura e capo dell'opposizione di centrodestra nella Regione Campania. Il riferimento è a Lavrentij Pavliviĉ Berija, potente mi introduce degli Interni nell'Unione Sovietica di Stalin e spietato esecutore degli suoi ordini. "Ha fatto bene Giorgia Meloni a stigmatizzare il patentino", incalza Sangiuliano. "Ricordo che il Parlamento europeo ha approvato a maggioranza, nel settembre del 2019, l'equiparazione piena fra comunismo e nazismo. Ricordo il ruolo del leader comunista italiano Palmiro Togliatti, fu uno dei più stretti collaboratori di Stalin nel Comintern, con responsabilità diretta nella liquidazione del vertice del Partito Comunista polacco e degli anarchici in Spagna. Allora si chieda anche la dichiarazione di anticomunismo, a fronte del patentino antifascista. La verità è che la cultura dovrebbe essere lontana da queste scorie del Novecento".

 

 

 

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