Polical Brand, quelle strane oscillazioni sui sondaggi di Vannacci
Siamo alla terza puntata di Political Brand, la rubrica che trasforma l’osservazione e il confronto in un esercizio di ricerca del punto di realtà. Perché è proprio dal confronto critico che nasce l’anticorpo contro le strumentalizzazioni. Questo lavoro è cominciato una settimana prima delle elezioni amministrative. Le abbiamo attraversate. E oggi ci troviamo di fronte alla prima tornata di sondaggi pubblicata dopo che gli istituti di ricerca hanno dovuto fare i conti con il voto di pietra: sei milioni di elettori, dati reali. Certo, le amministrative non sono le politiche e non ha senso mescolarle. Ma le indicazioni di tendenza le offrono, eccome.
Ebbene: alcuni istituti — non tutti — avevano investito per oltre due mesi in un racconto piuttosto appassionante. Un racconto che, dopo la sconfitta al referendum, vedeva un cambio di ciclo, la fine del centrodestra, un trend inesorabile verso la sconfitta. Un frame narrativo costruito con pazienza e insistenza. Poi è arrivato il voto.
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Ipsos/Doxa sul Corriere della Sera, che aveva guidato una lunga scia di dati negativi per il partito di governo, ha registrato un’inversione di tendenza per Fratelli d’Italia e una perdita — rumorosa, difficile da ignorare — per il Partito Democratico. Un vero cambio di segno.
Demopolis e SWG danno le due coalizioni sostanzialmente appaiate. Ipsos/Doxa invece dà un vantaggio al centrosinistra. Tecnè, che ha corretto poco i propri dati dopo le amministrative, continua a assegnare il vantaggio al centrodestra. Ma diciamolo con chiarezza: i margini sono tutti sotto i tre punti, in alcuni casi si tratta di decimali.
Tutti gli istituti, al di là delle diverse interpretazioni, offrono una realtà inequivocabile: siamo al pareggio tra le due coalizioni. Con Fratelli d’Italia saldamente in testa rispetto a tutti gli altri partiti, e il principale partito d’opposizione che perde decimali praticamente ovunque — tranne che in Ipsos/Doxa, dove la perdita supera il due per cento, una correzione evidentemente dovuta all’aggiustamento imposto dal voto delle amministrative.
C’è però una variabile che cambia radicalmente la lettura del quadro: Vannacci. Da un punto di vista strettamente statistico resta un partito minore.
Ma sul piano dell’impatto mediatico e della costruzione del sondaggio, la forbice è vistosa: chi gli attribuisce il 2,5% e chi lo porta quasi al cinque. Questo scarto non è neutro — legittima sostanzialmente la tesi di quegli istituti che assegnano la vittoria al centrosinistra.
La lettura che offrono è questa: Vannacci intercetta un malessere dell’elettorato di destra che non si riconosce nell’azione di governo della coalizione.
Un elettorato stanco, che cerca altrove. Quel che però non vedo discusso — e che invece mi sembra la domanda chiave — è se quell’elettorato fortemente ideologizzato userebbe davvero Vannacci per punire il centrodestra e promuovere il centrosinistra. Ne sono sicuri? Io ho molti dubbi.
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Nel frattempo, dopo mesi, l’inadeguatezza del campo largo ha preso il sopravvento nel dibattito pubblico. Tutti riconoscono che il centrosinistra ha sprecato lo slancio della vittoria referendaria, impantanato nella ricerca di un leader comune che non c’è e di un programma che sembra impossibile da costruire, vista la distanza tra le posizioni in campo.
Al di là delle disquisizioni statistiche sul sigma della vittoria — e senza negare la capacità dei sondaggi di restituire un fotogramma istantaneo, non una profezia — dobbiamo fare i conti con chi domina la narrazione pubblica e chi riesce a determinare il clima. E questa settimana emerge un dato straordinario: l’egemonia di Urbano Cairo. Con il Corriere della Sera, La7, Otto e mezzo e tre istituti di ricerca differenti, Cairo raggiunge oltre quattro milioni e mezzo di persone al primo ascolto — un numero che va almeno triplicato considerando l’effetto rimbalzo della rete e dei media in generale. La cosa più impressionante è l’assenza di Mediaset e Rai, che sbagliando dimostrano di non credere al potere dei sondaggi e — come in altre occasioni che abbiamo già visto — lasciano campo aperto. Urbano Cairo ringrazia.
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