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Ultimi sondaggi, Luigi Crespi: il centrodestra vince da coalizione. Civiche sempre più in crescita

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Luigi Crespi
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I sondaggi di questa settimana hanno una peculiarità che vale la pena segnalare prima di ogni altra cosa: sono stati tutti condotti prima delle elezioni amministrative di domenica e lunedì. Questo li trasforma in qualcosa di più prezioso di una semplice fotografia dell’umore degli italiani. Diventano un banco di prova. Ci dicono quali istituti hanno saputo leggere in anticipo ciò che sei milioni di elettori hanno poi confermato con il voto.

E quel voto consegna alla storia recente del paese alcuni elementi che non si prestano a letture affrettate. Siamo davanti a una frammentazione territoriale in cui quattro movimenti si muovono simultaneamente: il consolidamento di Fratelli d’Italia come partito dominante della destra; l’indebolimento progressivo della Lega; la resistenza locale del Partito Democratico nelle reti amministrative, dove il radicamento conta più delle parole d’ordine nazionali; e la centralità crescente delle liste civiche, che continuano a sottrarre consenso alle sigle di partito ovunque il territorio prevalga sull’ideologia.

Sul piano dei flussi elettorali, il centrodestra tiene dove riesce a presentarsi come coalizione amministrativa e non meramente ideologica. Venezia e Reggio Calabria ne sono i casi emblematici.

L’impatto di questi dati ha prodotto un mutamento rapido nel sentiment dell’opinione pubblica. Un mutamento che molti commentatori e analisti hanno stentato a registrare, continuando a raccontare di un centrodestra in crisi, lacerato da conflitti interni, incapace di tenuta. Ciò che non si è compreso, in particolare da parte dell’opposizione, è che l’ossessione antagonista ha un costo politico preciso. La contrapposizione permanente con il Presidente del Consiglio, la ricerca compulsiva dello scandalo, l’esaltazione sistematica dei difetti dell’avversario: tutto questo non genera entusiasmo, non costruisce fiducia, non traccia alcun percorso credibile verso il governo. Alimenta risentimento. Alimenta paura. E chi parla male, alla fine, si porta male.

Il risultato delle amministrative ne è la dimostrazione. Nonostante chi, come chi scrive, avesse a lungo sostenuto che l’esito del referendum non avrebbe avuto conseguenze dirette sulle scelte politiche e amministrative dei cittadini, si è continuato a celebrare un funerale. Peccato che il defunto non si fosse presentato all’appuntamento.
Questo non significa che il centrodestra ha già vinto le elezioni e non c’è partita, ma il centrodestra è in campo e si giocherà la vittoria partendo da una leggera posizione di vantaggio, se le cose restano come oggi: perché al netto delle varie letture e del gioco delle alleanze, la partita è oggettivamente su un piano di parità.

La lettura dei sondaggi di questa settimana non offre scenari radicalmente diversi da quelli delle settimane precedenti: la direzione è univoca. Eppure, a guardarli con attenzione, emergono interpretazioni del paese sensibilmente distanti tra loro.

SWG e, ancor più nettamente, EMG restituiscono un centrodestra in territorio negativo, superato, sia pur di misura, dallo schieramento del campo largo. Per EMG in particolare il giudizio su Fratelli d’Italia è severo. Questa lettura, costruita prima del voto, può ora essere misurata contro la realtà: sei milioni di elettori, nel complesso, non l’hanno confermata. Tecnè e Only Numbers consegnano invece un quadro che appare più aderente a quanto è poi effettivamente accaduto nelle urne.

Ma attenzione: non è questo il punto. Non si tratta di assegnare pagelle, di stabilire chi ha azzeccato e chi ha sbagliato. Siamo in ogni caso all’interno di una logica statistica che non ammette verdetti semplici. Il punto è un altro, ed è più sottile: si tratta di valutare le letture interpretative, i processi di elaborazione, le chiavi di lettura che sono patrimonio specifico di ciascun istituto, costruito in anni, spesso in decenni, di lavoro sul campo; perché chi fa sondaggi non si limita a misurare: interpreta. E ogni interpretazione porta con sé una visione.

Vale la pena aggiungere un elemento di contesto.

EMG, parte di un importante gruppo di comunicazione, è guidato da Fabrizio Masia, che ha acquisito larga notorietà negli anni in cui è stato il sondaggista di riferimento di Enrico Mentana. Oggi Masia fa parte del consorzio che, insieme a Noto Sondaggi e Piepoli, gestirà la rilevazione degli eventi elettorali della Rai fino alle prossime politiche.
Lo ricordiamo perché è proprio Noto Sondaggi ad aver reso pubblico, la settimana scorsa, un sondaggio che indica una direzione opposta a quella di EMG. Due istituti dello stesso consorzio, due letture divergenti.

Immaginiamo che il tema abbia già generato qualche vivace discussione.

Lo diciamo senza spirito polemico, ma con convinzione: i sondaggi, al di là di tutte le contraddizioni, le complessità e i dubbi che inevitabilmente generano, determinano il sentimento del paese. Costruiscono clima. Orientano percezioni.

In Italia è una storia seria, fatta di professionisti che hanno saputo dare il meglio di sé in un contesto spesso tutt’altro che semplice. Quella tradizione merita di essere custodita.

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