Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Capezzone: il partito del pareggio ha scelto il suo Mister X, è Paolo Gentiloni. Occhio, amici lettori… Intanto, bene il governo, male l'Ue

Foto: Il Tempo

Daniele Capezzone
  • a
  • a
  • a

Ormai lo sapete: chi legge Il Tempo sta almeno un giro avanti. Luigi Bisignani, ed è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo, vi ha raccontato con due settimane di anticipo ciò che sarebbe successo al vertice della comunicazione vaticana. Torniamo a un’altra previsione del nostro giornale: da marzo vi stiamo parlando di un «partito del pareggio», o se volete di un «partito della palude», che punta a un’ipotesi semitecnica nel 2027. Dopo l’esito del referendum, a onor del vero, la sinistra si era ringalluzzita, e pensava – alle politiche dell’anno prossimo – di poter addirittura prendersi tutta la posta in palio: e dunque l’ipotesi del «pari e patta» era stata momentaneamente archiviata. In quella prospettiva – pensavano i compagni più ottimisti o più illusi – tutta la partita sarebbe stata tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Ora però i sondaggi e un salutare bagno di realtà hanno rimesso le cose in termini meno entusiasmanti per la sinistra. Da quelle parti, quindi, se non si potrà vincere, sono tornati all’ordine idee quantomeno di «non perdere». E dunque sperano in un risultato confuso, in una situazione parlamentare che non veda un successo chiaro e inequivoco.

 

 

In quel caso, la sceneggiatura del film è già scritta: estenuanti consultazioni al Colle e infine – oplà – una soluzione semicommissariale. Ve ne parla oggi il nostro Aldo Rosati. Ma il punto essenziale è che i compagni hanno individuato il loro Mister X, l’uomo del pareggio: sarebbe Paolo Gentiloni. Che – secondo l’abitudine della sinistra di presentare i propri uomini come se fossero «figure di garanzia» – verrebbe proposto nel 2027 alla Presidenza del Consiglio e nel 2029 alla Presidenza della Repubblica. E per i compagni sarebbe un en plein: contenta la Francia (che tifa Gentiloni da sempre), contenta l’Ue (Gentiloni, da commissario, non diede disturbo a nessuno, e anzi fu il papà del disastroso «nuovo» Patto di stabilità), contenti i palazzi romani. La fregatura – inutile dirlo – sarebbe tutta per il centrodestra, estromesso da Palazzo Chigi, messo fuori causa un’altra volta dalla corsa al Colle, e magari (questo è il sogno del Pd) disarticolato a seguito del pareggio. Una ragione di più per sventare tutto questo piano, vincere le elezioni, e governare ancora (senza e contro il Pd) dal 2027 al 2032. Con la decisiva tappa intermedia del 2029, quando dovrà auspicabilmente essere infranto il tabù che ha finora impedito l’elezione alla Presidenza della Repubblica di una personalità di centrodestra.

 

 

Intanto la partita dell’energia vede un probabile successo del governo, incrociato con un comportamento comunque avaro dell’Ue. È semplicemente incredibile che Bruxelles sia rimasta inerte finora, nonostante i venti di guerra nel Golfo. Peggio: che alcuni cervelloni della Commissione avessero a lungo escluso un intervento a meno di una crisi economica conclamata. Come dire: si va dal dottore solo in presenza di una malattia gravissima. Una follia. L’Italia è riuscita a strappare margini di flessibilità, ma ancora una volta ha dovuto fare i conti con un corpaccione europeo lento, privo di visione politica, in ultima analisi inadeguato. Sarà bene che ne tengano conto tutti quelli che ripetono ossessivamente lo slogan: «Ci vuole più Europa».

 

Dai blog