Elezioni, De Luca torna alle origini: rieletto sindaco di Salerno. Alla faccia di Schlein e di chi lo voleva silurare
Vicienz’, che torna alla prima delle sue mille vite e fa cinquina. Quinta volta sindaco di Salerno. Prima e dopo esser stato deputato, sottosegretario, Presidente di Regione. Vicienz’, lo sceriffo, l’uomo meme, delle fritture di pesce e dei lanciafiamme, che torna alla casella del «vai», in questo lunghissimo Monopoli della vita politica. Eh, già, è così, esperienze che vanno e vengono, e il rientro nella tana iniziale che serve a perpetuarsi. Settantasette anni, ma una vitalità, politica e linguistica da vendere, riacchiappa al primo turno la fascia tricolore dell’importante capoluogo campano, dopo la fine amara dell’esperienza alla presidenza della Regione Campania. Mentre scriviamo i risultati parziali lo attestano al 58% dei consensi. Ed è stato un copione da commedia di costume: Vincenzo Napoli, suo predecessore e uomo di fiducia, che si dimette con un’apparente motivazione di geografia politica, adducendo a «nuovi scenari». Ma era implicito il passo indietro per favorire il ritorno della star, a cui era stata impedita, ope legis, la candidatura per un terzo mandato. «Assolutamente no», rispondeva Napoli a chi domandava se le dimissioni fossero motivate dal lasciare il passo al suo mentore.
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E quindi, in questo lunedì di maggio caldissimo, arriva il «rieccolo», se non proprio contro tutti, sicuramente contro tanti. Contro il Movimento 5 Stelle, sicuramente, che correva contro di lui in accoppiata con Avs. E non poteva essere diversamente, stante il racconto di tenzone politica che Vincenzo De Luca ha tradizionalmente ingaggiato con la genìa pentastellata campana. Roberto Fico, oggi, avversato nella staffetta regionale. E prima ancora, ai tempi che furono, con Luigi Di Maio.
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E poi c’è il Pd. E qui la storia si inerpica. De Luca ha sempre avuto un rapporto di neanche tanto celata ostilità con la sala macchine del Nazareno. Accentando quella che è stata, per lungo tempo, un certo disallineamento del quartier generale a guida Elly Schlein con il livello territoriale. E quando la segretaria, come intendimento politico, se la prendeva con i «cacicchi», proprio a De Luca portava il puzzle delle allusioni. Lui rispondeva con strali dal par suo. Nel frattempo, a prodotto di equilibrio locali, il figlio Piero è stato eletto segretario al congresso regionale. E a Salerno, De Luca senior, è stato appoggiato da un pool di liste civiche, con il Pd rimasto a bordocampo, senza correre. Virtuosismi, chiamiamoli così.
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