Giustizia, ecco le “Case della Costituzione”: così l'Anm fa il salto di qualità e si trasforma in partito
«Case della Costituzione». Procede a tappe forzate l’organizzazione, come raccontato da Il Tempo nei giorni scorsi, del nuovo «partito dei giudici». Mentre il governo è ancora alle prese con la gestione del post referendum, i magistrati non perdono un secondo. La chiamano ancora associazione. Ma dalla lettura del documento, che il Tempo ha potuto visionare, diffuso in vista dell’assemblea straordinaria convocata dall’Associazione nazionale magistrati per sabato prossimo in Cassazione, dove avverrà la presentazione ufficiale, è difficile continuare a fingere che si tratti soltanto di un sindacato. Al momento nessun simbolo elettorale, ma un’infrastruttura culturale, territoriale e mediatica destinata a incidere stabilmente sulla vita pubblica italiana, a orientare il dibattito politico e a mobilitare pezzi rilevanti della società civile attorno a un’agenda chiaramente alternativa a quella dell’attuale maggioranza di governo. Il cuore dell’operazione è tutto dentro un’espressione apparentemente innocua: «Case della Costituzione». Ufficialmente dovrebbero essere «luoghi fisici, rigorosamente liberi da condizionamenti politici», dedicati alla promozione della cultura costituzionale e della tutela dei diritti. In realtà, leggendo attentamente il testo, emerge qualcosa di diverso.
Il partito dei magistrati. Sabato in Cassazione assemblea dell'Anm con i capi del "No"
Le Case della Costituzione saranno infatti strutture Maggio 2026 La presentazione delle «Case della Costituzione» avverrà durante l’assemblea straordinaria convocata dall’Anm per sabato 16 maggio in Cassazione permanenti diffuse sul territorio nazionale, aperte alla partecipazione diretta dei magistrati in servizio, coordinate con gli organismi associativi dell’Anm, collegate a osservatori civici sul funzionamento della giustizia e destinate a diventare sedi stabili di confronto pubblico con cittadini, studenti, avvocati, professori universitari, associazioni e operatori dell’informazione. In altre parole: sezioni territoriali di un movimento politico-culturale permanente. La magistratura associata non è un mistero, rivendica da tempo il diritto-dovere di «intervenire pubblicamente» non solo sulle questioni riguardanti il funzionamento della giustizia, ma anche su tutte le iniziative che possano incidere «sulla tenuta dell’ordine costituzionale e democratico». Dopo aver parlato in difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della giurisdizione, adesso si autoattribuisce una funzione di presidio permanente della democrazia costituzionale. Del resto, tutto il documento è attraversato da un linguaggio politico inequivocabile. Il referendum contro la riforma Nordio viene descritto come una «onda di sostegno» popolare alla magistratura e alla Costituzione. I quattordici milioni di No vengono interpretati come una investitura civile ricevuta direttamente dalle toghe. Non un pronunciamento limitato alla giustizia ma una scelta di campo sui «valori fondamentali del vivere associato». Il documento trasforma il risultato referendario nel fondamento di una nuova legittimazione pubblica della magistratura associata. Gli estensori parlano apertamente della necessità di proseguire l’esperienza dei comitati referendari, di mantenerne viva la rete territoriale, di trasformare la mobilitazione temporanea in struttura permanente. Nasceranno «osservatori civili» dedicati al controllo del sistema giudiziario. Si promuoveranno incontri pubblici continui, rafforzando la partecipazione dei magistrati al dibattito mediatico, con luoghi fisici stabili di elaborazione culturale. Il documento teorizza esplicitamente che la sfiducia verso la magistratura deriverebbe dalla «mancata partecipazione al dibattito pubblico» delle toghe. Da qui la necessità di una presenza costante nella società, nella comunicazione, nei territori e perfino nella formazione civile dei giovani.
La giudice del Csm Nicotra: "Il partito dei magistrati esiste"
Un passaggio decisivo, perché ribalta completamente l’idea tradizionale della magistratura italiana: non più ordine autonomo e separato che esercita con discrezione una funzione tecnica ma un soggetto che deve costruire consenso, partecipazione, riconoscimento sociale. Le «Case della Costituzione» hanno tutte le carte per occupare uno spazio enorme lasciato vuoto dai partiti tradizionali, quello della rappresentanza morale della nazione, pronte a trasformarsi rapidamente in centri permanenti di opposizione politico-culturale al governo, con un vantaggio enorme: la presunta neutralità istituzionale. Il documento si chiude con un elemento destinato a pesare nei prossimi mesi: l’idea che la magistratura debba diventare il principale argine contro eventuali derive che possano minacciare lo «stato democratico». Una formula che assegna implicitamente alle toghe una funzione di vigilanza permanente sul potere esecutivo e parlamentare. È il vero salto compiuto dall’Anm: da sindacato a movimento costituzionale organizzato. Il partito dei giudici, appunto.
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