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Il partito dei magistrati. Sabato in Cassazione assemblea dell'Anm con i capi del "No"

I quattro presidenti dei comitati referendari prenderanno parte all'evento con un ordine del giorno da vera forza politica Serve a «lanciare» la campagna elettorale? E nel caso, di chi?

GIOVANNI M. JACOBAZZI
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Nasce il «partito dei magistrati». La notizia era nell'aria da giorni e ieri è arrivata l'ufficialità. L’Associazione nazionale magistrati, il potente sindacato delle toghe, ha indetto per sabato prossimo una assemblea in cui all'ordine del giorno vi è un solo argomento: discussione sulle «linee guida e punti programmatici per l’azione futura dell’associazione». L’appuntamento inizierà alle 9.30 nella sede della Cassazione a Roma e sarà aperto dagli interventi del presidente dell’Anm, il giudice Giuseppe Tango, e del segretario generale, il pm Rocco Gustavo Maruotti. Seguiranno gli interventi degli iscritti e i saluti dei presidenti dei quattro comitati referendari schierati per il No: Enrico Grosso, Giovanni Bachelet, Franco Moretti e Giuseppe Salmè. Ufficialmente si dovrebbe parlare del futuro dell’associazione. Politicamente, però, il significato appare assai più profondo. Perché negli ultimi mesi una parte consistente della magistratura associata ha assunto un ruolo sempre più centrale nel confronto pubblico, arrivando a comportarsi non soltanto come una rappresentanza professionale, ma come un soggetto politico.


A lanciare l’allarme su questo cambio di rotta, paradossalmente, non è stato un esponente del centrodestra né un editorialista garantista, ma una figura interna allo stesso mondo delle toghe: una consigliera del Consiglio superiore della magistratura, la giudice Bernadette Nicotra. La magistrata, come riportato ieri dal Tempo, ha denunciato il rischio che l’Anm stia evolvendo in una struttura politico-culturale permanente, capace di influenzare stabilmente la vita pubblica italiana. Dopo la battaglia referendaria sulla giustizia, una parte della magistratura, è ormai evidente, ha maturato la convinzione di essere investita di una missione politica ulteriore rispetto alla semplice difesa dell’autonomia della giurisdizione. Non più soltanto tutela dell’indipendenza dei magistrati, ma presenza costante nel dibattito pubblico, mobilitazione sociale, pressione culturale e condizionamento dell’agenda politica nazionale. In altre parole: un soggetto politico. Nicotra, in particolare, ha criticato apertamente alcuni documenti provenienti dall’area progressista delle toghe, nei quali si rivendica per l’Anm un «ruolo protagonista nel confronto pubblico» e un dialogo «continuo e incisivo con la società civile». Espressioni che, lette in controluce, sembrano indicare la volontà di trasformare l’Anm in qualcosa di molto diverso da una associazione che si occupa di temi prettamente sindacali.
Nicotra lo ha detto chiaramente: «Più che una ricerca di fiducia mi sembra una ricerca di consenso che i magistrati non devono chiedere. Il consenso lasciamolo alla politica». Negli ultimi mesi, poi, l’Anm ha moltiplicato assemblee, documenti, iniziative pubbliche e prese di posizione contro le riforme del governo, intervenendo ormai su tutto: Csm, separazione delle carriere, sistema disciplinare, rapporti tra politica e magistratura. Il segretario Maruotti ha sostenuto in più occasioni che le riforme del governo Meloni rischiano di «indebolire» o «controllare» la magistratura.


Parallelamente, il presidente Tango ha parlato della necessità di «recuperare il dialogo con la politica», ammettendo implicitamente l’esistenza di uno scontro ormai strutturale tra potere esecutivo e magistratura associata. A rendere ancora più delicata la situazione è il rapporto storico tra parte della magistratura associatae la sinistra italiana. È significativo che persino alcune figure del Partito democratico abbiano iniziato a prendere le distanze da questa deriva. Andrea Orlando e Debora Serracchiani hanno invitato la magistratura a non interpretare il risultato referendario come una sorta di investitura politica permanente. Segnale evidente che anche una parte della sinistra teme l’espansione incontrollata del protagonismo giudiziario. L’assemblea del 16 maggio rappresenta quindi un passaggio da non sottovalutare dalle parti di Palazzo Chigi. Rimane solo da capire chi sarà il leader del «partito dei magistrati», realtà politica con cui l’Italia dovrà fare presto i conti.
 

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