Offerta di dialogo Usa all'Italia: Meloni pronta a ricevere Rubio
Giorgia Meloni riceverà Marco Rubio venerdì mattina alle 11,30 a Palazzo Chigi. La missione del segretario di Stato Usa a Roma è senz’altro una mano tesa all’Italia (il giorno prima verrà ricevuto in Vaticano da Papa Leone XIV) ma è anche l’occasione per riprendere il dialogo che gli Stati Uniti offrono in una fase molto delicata. La premier, a margine del vertice della Comunità politica europea ad Erevan, coglie l’opportunità per rispondere indirettamente a Donald Trump che ha minacciato di ritirare le truppe dall’Italia, oltre che da Germania e Spagna, per il mancato sostegno all’attacco in Iran. «L’Italia ha sempre mantenuto i suoi impegni» in sede Nato, sottolinea il presidente del Consiglio, «anche quando non erano in gioco i suoi interessi diretti» e «alcune cose che sono state dette nei confronti del Paese non sono corrette».
Rubio è sicuramente il volto dialogante dell’amministrazione Trump. Ma attenzione a non considerarlo un signore con il cappello in mano che viene a ricucire gli strappi del presidente. Il segretario di Stato lo scorso 7 aprile, seppur con toni pacati, disse chiaramente come la pensa: «Sono sempre stato un grande sostenitore della Nato e una delle ragioni è che credo che questi "diritti" ("basing rights", accordi sulle basi, ndr) ci diano una leva e flessibilità a livello di capacità operativa nel mondo. Ma se la Nato serve solo a difendere l’Europa in caso di attacco, negandoci poi i "basing rights" quando ne abbiamo bisogno, non è un ottimo accordo». Poi l’affondo: «È difficile continuare a farne parte e dire che è positivo per gli Stati Uniti. Quindi tutto questo andrà rivalutato. Tutto dovrà essere riesaminato». Questa è la posizione di Washington. E non è cambiata.
Meloni lo sa bene. Alla domanda se creda davvero a un ritiro dei soldati americani sul suolo italiano ed europeo, la premier non si nasconde: «Non so dire cosa accadrà. Noi sappiamo da tempo che gli Stati Uniti discutono di un loro disimpegno dall’Europa, che è la ragione per la quale penso che dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza e dobbiamo crescere nella nostra capacità di dare risposte da questo punto di vista. Dopodiché chiaramente è una scelta che non dipende da me e che personalmente non condividerei».
Allo stato attuale, i militari statunitensi sul territorio italiano sono circa tredicimila. Le tipologie si dividono in basi Nato gestite dall’Alleanza, basi italiane messe a disposizione della Nato e basi a comando condiviso tra Italia, Stati Uniti e Nato. Le basi Nato sono quelle di Aviano in Friuli, Sigonella in Sicilia, Caserma Ederle e Base Del Din in Veneto, Camp Darby in Toscana, la Naval Support Activity in Campania e Lazio e Ghedi in Lombardia. Altre strutture americane sono presenti a Solbiate Olona (Varese), Poggio Renatico nel Ferrarese, La Spezia in Liguria, nella tenuta di Tombolo in Toscana, alla Cecchignola e a Gaeta nel Lazio, a Mondragone e Napoli in Campania, a Taranto in Puglia e a Trapani Birgi. In ogni caso, aggiunge, Meloni «a livello di Patto Atlantico nessuno si è presentato in una sede formale a chiedere un sostegno degli alleati sulle scelte che stava facendo». Un chiaro riferimento all’attacco all’Iran deciso unilateralmente dagli Stati Uniti. A dimostrazione del fatto che il nostro Paese non si sia mai sottratto agli impegni, la premier ricorda anche il ruolo svolto dall’Italia nelle operazioni in Iraq e Afghanistan. Di tutto ciò parlerà sicuramente con Rubio nel faccia a faccia di venerdì mattina.
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