Caos Biennale, Giuli contro Buttafuoco: "Hai sbagliato"
l'attacco
Scontro serrato tra gli ispettori del ministero della Cultura e i legali della Fondazione Biennale Venezia sul controverso caso del padiglione russo. Dopo settimane di pressioni, il Ministero ha inviato una squadra ispettiva per analizzare documenti e bilanci; la Biennale ha risposto con una relazione di sette pagine attesa a Palazzo Chigi tra oggi e domani, difendendo punto per punto il proprio operato. Linea centrale: «La Federazione Russa non è stata formalmente invitata» alla 61ª Esposizione d’Arte, in vista del vernissage del 5-8 maggio relativo al padiglione recentemente restaurato.
Biennale, nessun invito alla Russia: le irregolarità scoperte dagli ispettori
Al tavolo, da un lato i rappresentanti ministeriali guidati dal capo di gabinetto Valerio Sarcone, dall’altro il direttore generale Andrea Del Mercato e il team legale della Fondazione. Tra i nodi affrontati: il rischio di revoca dei finanziamenti della Commissione europea, il rispetto delle sanzioni contro Mosca e le dimissioni della giuria della Mostra dopo la diffida legata all’artista israeliano Belu-Siomion Fainaru. La Biennale precisa che nel catalogo non comparirà la sezione russa, poiché la partecipazione è ancora in fase di valutazione normativa. Sul fronte europeo, i 2 milioni di euro di cofinanziamento sono stati gestiti con prudenza: la quota anticipata è stata accantonata a fondo rischi nel bilancio 2025, mentre il Consiglio si è riservato decisioni future. Alle domande del Ministero, la Fondazione ribadisce che Mosca non ha ricevuto inviti formali né sottoscritto procedure di partecipazione. Il padiglione, costruito in epoca zarista e restaurato nel 2019, è stato oggetto di comunicazioni dirette alle autorità locali, senza un obbligo consolidato di coinvolgimento della Biennale. Sulle sanzioni, la Fondazione sostiene di aver verificato il rispetto delle norme «per quanto possibile», pur non potendo intervenire sui contenuti dei progetti. Il vernissage sarà un evento privato su invito, senza apertura al pubblico né necessità di autorizzazioni. In ogni caso, le sanzioni impedirebbero alla Russia di rendere accessibile il padiglione durante la mostra. I legali sottolineano inoltre che la Biennale non funziona come un’Expo: non invita gli Stati, ma accoglie adesioni autonome. Il ministro Alessandro Giuli chiude la questione sul piano politico, rimandando tutto a Palazzo Chigi ed escludendo ipotesi di commissariamento. E su Buttafuoco dice: «È un fratello sbagliato, ma rimane un fratello. Voleva fare l’Onu dell’arte». Intanto cresce la protesta: una lettera firmata anche da artisti russi dissidenti critica l’apertura del padiglione, accusando la Biennale di trasformare il dialogo in una messa in scena elitaria che esclude le voci più colpite.
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