Caro energia, Meloni incalza l'Europa: "Scorporare spese come per la difesa"
Più coraggio sulla risposta alla crisi energetica e una deroga al Patto di Stabilità per le spese nei settori colpiti. Sono due richieste ben precise quelle avanzate dalla premier Giorgia Meloni al Consiglio europeo informale di Cipro. Arrivando al vertice nella località marittima di Agia Napa, la presidente apprezza la proposta della Commissione Europea contro il caro energia, "un passo in avanti ma non sufficiente" perché bisogna evitare di muoversi troppo tardi rispetto a una crisi mediorientale che potrebbe prolungarsi, i cui effetti sono giù di lungo termine. Per evitare che "il prezzo che si paga sia più alto", Meloni chiede più "apertura, efficacia ed efficienza". Bene la proposta di Bruxelles di riconoscere le spese al 50% per gli aiuti di Stato volti mitigare il caro energia in agricoltura, pesca e trasporti ma per Paesi come l'Italia, con uno spazio fiscale ridotto - e a maggior ragione ora che resterà nella rete della procedura per eccesso di deficit - i margini per concedere aiuti pubblici ai settori colpiti sono stretti. Ecco perché "bisogna ragionare su un modello per cui anche queste spese non vengano conteggiate, per esempio come si fa con il SAFE sulle spese di difesa". Il modello evocato dalla premier è quello del programma da 150 miliardi di prestiti per la difesa, di cui l'Italia ha ottenuto oltre 14,9 miliardi ma anche la possibilità concessa ai singoli Stati, non vincolati dalla procedura per eccesso di deficit, di attivare la clausola di salvaguardia nazionale per le spese di difesa, per un massimo dell'1,5% del Pil per gli investimenti tra il 2025-2028.
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Insomma, viste le strettoie della situazione italiana, che pure ha fatto i compiti a casa portando il deficit al 3,1%, a soffio dall'uscita dalla procedura, serve una deroga, è il messaggio di Meloni. Nell'isola che ha subìto l'attacco di due droni iraniani nel marzo scorso, i leader hanno discusso anche il punto sulla clausola di mutua assistenza prevista dall'articolo 42.7 del Trattato Ue. "Dobbiamo dare sostanza all'articolo 42.7" e capire che cosa "accadrà nel caso in cui uno Stato membro decida di attivare l'articolo", afferma il presidente cipriota, Nikos Christodoulidis, della presidenza di turno Ue, ricordando è stato attuato de facto proprio con "la risposta immediata da parte di cinque Stati membri: Grecia, Francia, Paesi Bassi, Spagna e Italia" alla crisi dei droni. Al vertice ha tenuto banco anche la questione ucraina, con il presidente Volodymyr Zelensky accorso sull'isola per celebrare il via libera al prestito da 90 miliardi e al 20esimo pacchetto di sanzioni, ottenuti dopo un lungo e faticoso percorso a ostacoli scandito dai veti ungheresi e slovacchi. Ora che Viktor Orban sta preparando le valigie, è il momento di sbloccare anche il percorso di adesione Ue. "Il passo successivo è quello di aprire formalmente il primo cluster dei negoziati di adesione", afferma il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, dopo aver incontrato Zelensky e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Tema rilanciato anche dagli altri leader europei anche se in pochi scommettono su un percorso privilegiato, tanto meno su un'adesione lampo nel 2027. "Ci sono diverse proposte sul tavolo, possiamo discuterne. Ma al momento il processo è quello previsto per tutti gli altri", chiosa l'Alta rappresentante Ue Kaja Kallas.
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