Meloni, non solo Solovyev: anche in Italia non si risparmiano gli insulti
Non si illuda Vladimir Solovyev. Non è l'unico al mondo a replicare a Giorgia Meloni ricorrendo agli insulti. Lo ha preceduto nel tempo anche il compagno francese Jean-Luc Mélenchon, che ha più volte espresso giudizi fortemente critici nei confronti della nostra premier, contribuendo a una narrazione politica particolarmente conflittuale. È una triste abitudine che alle nostre latitudini conosciamo da almeno quattro anni. Da estremisti rossi in piazza a leoni da tastiera ma anche da sperimentate personalità che dovrebbero fare attenzione alle parole ne abbiamo sentite di tutti i colori. La presidente del Consiglio è stata bersaglio anche in Italia delle contumelie peggiori, ma solo ora si insorge contro chi le pronuncia dall'estero. Come a dire: il diritto ce lo abbiamo noi. Non staremo qui a fare l'elenco delle parolacce rivolte alla Meloni, ma è davvero triste l'armamentario che ha invece visto protagonisti molti politici. Toni davvero duri, come se per fare opposizione sia necessario l'insulto. Che semmai comprova l'inesistenza di argomenti politicamente consistenti. Una delle contumelie più volgari - tra quelle riferibili in un articolo che non voglia somigliare a certi soggetti - è quel "cortigiana" riferito alla presidente del Consiglio da un sindacalista, il segretario della Cgil Landini che non ricordiamo se si sia mai scusato con l'inquilina di Palazzo Chigi. O quel "bastarda" pronunciato in diretta televisiva da Roberto Saviano, che si è beccato anche una condanna in tribunale. Spicca tra i politici Vincenzo De Luca: nel suo caso la Meloni è stata brava a rifilare pan per focaccia all'ex governatore della Campania: "Sono quella str... della Meloni", le appiccicò in faccia in replica all'insulto ricevuto dal ribaldo presidente della regione.
"Se vince Schlein la voterà?". Gelo da Floris: come risponde Conte
Matteo Renzi non si fa scrupoli nel definirla una volta influencer, l'altra caricatura e molto peggio ancora. Carlo Calenda - altro professionista dell'insulto, la sua specialità è "bullo" verso chiunque non gli aggrada - arrivò a definirla "burina del Ku Klux Klan", non esattamente un complimento. Non lo ripeterebbe oggi ma solo perché non ha ancora deciso dove spiaggiarsi in politica. Giuseppe Conte l'ha trattata da "vigliacca" nel rapporto con Trump e lei gli ha ricordato quel confidenziale "Giuseppi" non proprio simbolo di eroica resistenza al finto nemico. Sempre dalle parti dei Cinque Stelle - e non solo - sono arrivati epiteti sconsiderati: "Serva", "ridicola", "imbarazzante", "pericolo per l'umanità", "persona che striscia per non inciampare". Solovyev avrà preso appunti. Probabilmente quel che fa più male alla Meloni sono le parole che ascolta da Elly Schlein. "Regina delle televendite" l'espressione più gentile. Certo, è o dovrebbe essere il capo dell'opposizione, ma ricevere certe contestazioni da una donna ferisce più che se provenienti dai soliti volgaroni maschietti. Va comunque detto che la Schlein usa toni duri ma cerca di non trascendere, salvo eccezioni.
Meloni-Schlein, la politica estera come spartiacque
E di Angelo Bonelli vogliamo parlarne? A turno per lui la Meloni è ipocrita, poi bugiarda e raggiunge l'apice quando la addita come complice di un genocidio e chi più ne ha più ne metta. Mette la freccia a sinistra, ovviamente, il suo sodale Nicola Fratoianni che quando a insultare la Meloni è Trump rincara la dose definendola alla stregua di "un topo in fuga". Complimenti vivissimi. Al confronto le elegantissime vignette di Natangelo sul Fatto Quotidiano sembrano brani evangelici. Eppure, in generale, si tratta di persone - anche se non tutte, va detto - che quando le incontri a tu per tu parlano della premier e ammettono che "è brava", magari criticando chi le è attorno perché qualcuno bisogna sempre prenderlo come bersaglio. Ma sul palcoscenico - una piazza o il Parlamento o semplicemente la tv - non resistono e puntano a guadagnarsi le medaglie più patetiche con insulti che sfregiano semmai chi li adopera ancora più di chi ne è vittima. Ora sono tutti uniti - ed è un bene - contro Solovyev, l'eroe delle parolacce contro la Meloni. Speriamo che non sia invidia per essere stati superati in corsa da lui: meglio rossi o russi?
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