Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Occhetto: «A Schlein e gli altri dico non c'è niente di semplice. La vittoria bisogna sapersela guadagnare»

Esplora:

Edoardo Sirignano
  • a
  • a
  • a

«Non credo che il voto al referendum sia immediatamente sovrapponibile a quello sui partiti, come, tra l’altro, sostengono gli stessi partiti del centrosinistra». È quanto sostiene Achille Occhetto, l’ultimo segretario del Partito Comunista Italiano.

Schlein difende Meloni in Aula: «Ferma condanna per l’attacco di Trump». Ha fatto bene la segretaria del Pd a prendere le parti della premier?

«La Schlein ha condannato l’attacco di Trump contro la decisione del governo italiano, come quella di tutti gli altri governi europei, di non partecipare alla guerra da lui scatenata, senza neanche avvertire gli alleati. La segretaria del Pd ha assunto un giusto atteggiamento istituzionale condannando la volgare ingerenza del Tycoon nella nostra politica estera. Nello stesso tempo quello che si considera l’unto dal Signore si è dichiarato deluso e quasi tradito dalla Meloni, e questo non riguarda l’Italia, ma il rapporto tra i due, su cui il discorso critico si fa più complesso».

Considerando il conflitto in Medio Oriente, sarebbe opportuno distendere i toni?

«L’atteggiamento da assumere dinnanzi al caos internazionale scatenato da Trump e Netanyahu non è questione di toni, che è bene che siano sempre ragionevoli. È questione di orientamenti e decisioni chiare da assumere sulla condanna di questa guerra, su una trattativa di pace che abbia per davvero a cuore le sorti del martoriato popolo iracheno e di quello palestinese e sull’assunzione di comuni scelte strategiche riguardanti l’energia, non limitandosi a fugaci pannicelli caldi».

Cosa consiglia all’esecutivo in questo particolare frangente?

«Di prendere atto che il ponte della Meloni tra le due sponde dell’Atlantico è stato bombardato da Trump e che se non si vuole rimanere penzoloni in mezzo al guado, occorre guadagnare rapidamente la sponda europea con l’intento di perseguire per davvero l’unità politica del vecchio continente e la sua autonomia strategica. A partire dall’abolizione del diritto di veto. Soprattutto di non perder tempo a cercare di ricucire on un egocentrico sempre più inviso in Usa».

L’opposizione, dopo il referendum, è convinta di aver già vinto le politiche. Farebbe bene la sinistra a non sottovalutare un avversario che è ferito, ma non è morto?

«La battaglia è ancora aperta, ma sicuramente il referendum è stato un duro colpo inferto al governo e alla sua acquiescenza alle intemperanze trumpiane e alla ideologia maga da parte della stessa Meloni».

Schlein, Conte, Fratoianni e Renzi certamente non sono l’alleanza guidata da Occhetto nel 1994. Allora l’avversario era Berlusconi. Stavolta hanno di fronte Meloni. Hanno ragione a credere che sia così facile batterla? 

«Non c’è mai niente di così semplice. La vittoria bisogna sapersela guadagnare».

Quale strategia consiglia ai progressisti?

«Quella di una vasta alleanza democratica e costituzionale che sappia unire, sulla base del programma, il lavoro manuale e intellettuale sempre più impoverito, quello del ceto medio produttivo e delle professioni con il mondo delle imprese che investono in innovazione e che muovono contro lo strapotere improduttivo del capitale finanziario. Tutto ciò contro ogni suggestione, per quanto strisciante, che muove nella direzione di una democrazia illiberale».

Le primarie aperte a tutti, secondo la sua esperienza, sono la strada giusta per eleggere il prossimo leader del campo largo?
«Credo che occorre cogliere la differenza tra le primarie di partito dove la scelta viene fatta tra membri di una comunità di destino e quelle di coalizione che rischiano, come in parte si sta già vedendo, di trasformarsi in una sorta di pre campagna elettorale tra i partiti dell’opposizione. Cosa che ritengo oltre che dannosa un tantino ridicola e frustrante. Io continuo a ritenere che l’unico metodo razionale sia quello adottato dalla destra. Ma se proprio ciò non è possibile, allora si definisca in modo semplice e chiaro i fondamentali punti programmatici da cui non si può derogare».

Tra i vari contendenti quale è il profilo giusto per battere il centrodestra?

«Credo che l’opposizione sia partita con il piede sbagliato. Non si è aspettato nemmeno un’ora per festeggiare il risultato del referendum che, immediatamente, è stata gettata nel dibattito la mela avvelenata delle primarie, cioè del leader, non comprendendo che non era questo che si aspettavano quei giovani che avevano votato per la prima volta non già per avere un capo a cui affidarsi ma dei valori e degli obiettivi per cui battersi. Il profilo giusto sta nella capacità di unire la ragione al sentimento, di contrapporre alla paura la speranza».

Quest’esecutivo ha davvero “sbagliato tutto”, come sostiene qualche esponente del campo largo?

«È difficile sbagliare proprio tutto. Sta di fatto che si è sbagliato molto, per davvero molto».

Dai blog