Milano, suggerimento per schierarsi a favore dell'inchiesta dei pm
Una certa giustizia starebbe cambiando lo sviluppo di Milano. Maurizio Tortorella, storico cronista di giustizia, già inviato speciale e vicedirettore del settimanale Panorama, ha appena acceso un dibattito online con un post su X in cui – durante la grande inchiesta aperta dalla Procura milanese su presunti illeciti nell'urbanistica e nella pianificazione territoriale da parte del Comune - ha sottolineato la notizia in base alla quale il capo dei Gip (Giudici delle indagini preliminari) avrebbe convocato tutti i giudici del tribunale per “allineare” i procedimenti dell'ufficio alle richieste della Procura, e questo proprio nella delicatissima inchiesta sull'urbanistica. «È una notizia di cui si è parlato troppo poco – dice Tortorella – anche perché, se fosse confermata, sarebbe un fatto davvero gravissimo: si configurerebbe un indebito tentativo di condizionamento. A quanto si è letto, infatti, ai Gip milanesi sarebbe stato comunicato che l'ufficio non gradisce l'esistenza di “diversi orientamenti”, cioè letture discordanti da quella della Procura, perché le dissonanze non darebbero “una bella immagine esterna dell'ufficio”. È un qualcosa che lascia interdetti, dato che ogni giudice dovrebbe essere sempre libero di decidere in scienza e coscienza, in base alle sue libere convinzioni e soprattutto tenendo conto della legge, non in base a suggerimenti o a orientamenti dell'ufficio».
E non viene escluso che dietro una tematica tanto delicata possa nascondersi l'ennesima intromissione o entrata a gambe tesa delle correnti. «Al di là di questo, perché mai un ufficio di giudici dovrebbe schierarsi a favore di un'inchiesta? Qualcosa non torna». Tortorella, tra l'altro, collega questo modus operandi a un metodo già applicato ai tempi di Tangentopoli. «Tra il 1992 e il 1993 – ricordadde che l'intera inchiesta sulla Tangentopoli milanese venne unificata in un solo “fascicolo contenitore”: fu una scelta anomala, visto che la Procura, in realtà, indagava su notizie di reato molto diverse tra loro. Con quell'espediente, però, le decisioni furono affidate a un solo Gip, arbitro per tutta la Mani pulite milanese. Che in più occasioni si mostrerà vicino ai pubblici ministeri del Pool. Non posso dire che il nuovo caso sull'inchiesta urbanistica sia sovrapponibile a quanto succedeva 30 anni fa, ma qualche similitudine sembra di coglierla».
La polemica è tanto più fondata in quanto si accende nel bel mezzo della campagna referendaria sulla separazione delle carriere dei magistrati. La riforma costituzionale, voluta dal ministro Carlo Nordio e per cui gli italiani saranno chiamati a esprimersi il 22 e il 23 marzo, rappresenterebbe infatti l'occasione per fare in modo che la crescita dei grandi agglomerati urbani, locomotiva del Paese, non sia affidato alle mani di pochi, il cui potere rischierebbe di superare quello dei tecnici e dei sempre bersagliati politici. La durezza del confronto, per quanto legittimo, non dovrebbe comunque consentire di eccedere nei toni, e si dovrebbe frenare lo scontro tra poteri. «In queste ultime ore – conclude il giornalista – il clima si è davvero esacerbato, si è fin troppo incattivito. Penso alle parole del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, secondo cui voterebbero per il No soltanto le “persone perbene” e per il Sì soltanto imputati, indagati e poteri deviati... Penso a chi è arrivato addirittura ad affermare che una vittoria del Sì agevolerebbe la mafia. Siamo quasi alle parole in libertà. La riforma è importante, perché taglia le unghie alle correnti, che nel Consiglio superiore della magistratura fanno avanzare solo chi delle correnti fa parte. È arrivata l'ora di dire basta ai condizionamenti. A tutti i condizionamenti».
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